Chi è il mio prossimo?

Chi è il mio prossimo?

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedi della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Letture: Gal 1,6-12; Sal 110; Lc 10,25-37

Riflessione biblica

“Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna? … E chi è mio prossimo?” (Lc 10,25-37). Due domande ad incalzare, come in una disputa filosofica o teologica: al dottore della Legge non interessa “la vita eterna”, ma “mettere alla prova Gesù” (Lc 10,25). Per lui è più importante la disputa sul Kelal, il comandamento che riassume i 613 precetti della Legge, che acquistare la vita eterna. La teoria è bella: amare, amare Dio, amare il prossimo. Ma ancor più bella è metterla in pratica. Cercare delle scappatoie teoriche non serve, si rischia di vanificare l’amore stesso. Amare: è il primo e il più importante comandamento, “la via che supera ogni altra via” per avere la vita eterna (1Cor 12,31). Non servono i cavilli: quale Dio? Quale prossimo? Importante è amare. E per chi crede:Dio è amore e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv 4,16). E tale amore implica l’amore al prossimo: Se uno dice: amo Dio, e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello” (1Gv 4,20-21). Amare Dio: è essere in comunione con il Dio della vita e che dona la vita; è essere in intimità con Gesù, “via, verità e vita” (Gv 14,6); è essere in sintonia con lo Spirito:In questo si conosce che noi rimaniamo in Dio ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito” (1Gv 4,13), “il quale ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita” (2Cor 3,6). Amare il prossimo: è una conseguenza dell’amore a Dio: Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” (1Gv 4,7-8). Se ciò è vero, il mio prossimo non è uno che mi è simpatico o uno che condivide le mie idee o che mi è utile secondo i miei interessi, ma ogni uomo che insieme a me è figlio di Dio e ha bisogno del mio aiuto. Egli porta in sé l’immagine di Cristo: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” 

Lettura esistenziale

“E chi è il mio prossimo?” (Lc 10,29). Il Vangelo di oggi si apre con la domanda che un dottore della Legge pone a Gesù: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lc 10,25). Sapendolo esperto nelle Sacre Scritture, il Signore invita quell’uomo a dare lui stesso la risposta, che infatti egli formula perfettamente, citando i due comandamenti principali: amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze, e amare il prossimo vieni se stessi. Allora il dottore della Legge, quasi per giustificarsi, chiede: “E chi è mio prossimo?” (Lc 10,29). Questa volta, Gesù risponde con la celebre parabola del “buon Samaritano”, per indicare che sta a noi farci “prossimo” di chiunque abbia bisogno di aiuto. Il Samaritano, infatti, si fa carico della condizione di uno sconosciuto, che i briganti hanno lasciato mezzo morto lungo la strada; mentre un sacerdote un levita passano oltre, probabilmente pensando che venendo a contatto con il sangue, si sarebbero contaminati. La parabola, deve indurci a trasformare la nostra mentalità secondo la logica di Cristo, che è la logica della carità. Dio è amore, e rendergli culto significa servire i fratelli con amore sincero e generoso. Questo racconto evangelico offre il criterio di misura, cioè l’universalità dell’amore che si volge verso il bisognoso incontrato per caso, chiunque egli sia. Il programma del cristiano, appreso dall’insegnamento di Gesù, è quello di avere un cuore capace di vedere dove c’è bisogno di amore e agire in modo conseguente.

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