Infinitamente piccolo

Infinitamente piccolo

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

San Francesco d’Assisi

Vangelo: Mt 11,25-30

Riflessione biblica

“Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo” (Mt 11,25-30). Il rapporto con Gesù è determinante per la nostra vita spirituale. Senza Gesù, non possiamo conoscere il Padre ed essere in comunione con lui: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto” (Gv 14,6). Senza Gesù, non possiamo accettare il prossimo e amarlo in pienezza: “In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3,16). Da Gesù impariamo il cammino della vita e dell’amore: Lui ci indica la via maestra per piacere a Dio: farci piccoli, semplici, poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3). È la via evangelica appresa da Francesco e raccomandata ai suoi fratelli nella sequela di Gesù. Farsi piccoli: “Il servo di Dio, Francesco, piccolo di statura, umile di spirito e minore di professione, voleva che i suoi figli vivessero in pace con tutti e verso tutti senza eccezione si mostrassero piccoli” (FF. 730). Semplici: seguiamo Gesù, abbandonando ogni pretesa arrogante di sapere tutto, di ergerci a sapienti di questo mondo; la vera sapienza è semplice e pura: “Ave, regina sapienza, il Signore ti salvi con tua sorella, la santa e pura semplicità” (FF 256). Poveri in spirito: “Beati i poveri in spinto, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3). Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. Questi non sono poveri in spirito, poiché chi è veramente povero in spirito odia se stesso e ama quelli che lo percuotono nella guancia” (FF 163). Guardiamo Gesù, povero, umile e crocifisso: la sua povertà ci riempie di gioia ed esultanza, perché per Francesco la povertà è libertà dal «proprio io» e intimità con Gesù.

Lettura esistenziale

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11, 25). Nel Vangelo odierno viene riportata una preghiera di Gesù che spesso viene chiamata “Inno di giubilo”. È interessante notare l’occasione in cui Gesù prorompe in questo Inno di ringraziamento e di lode al Padre che è un vero gioiello. Nella narrazione evangelica di Matteo l’occasione è la gioia perché, nonostante le opposizioni e i rifiuti, ci sono dei «piccoli» che accolgono la sua parola e si aprono al dono della fede in Lui. Ma che cosa significa «essere piccoli», semplici? Qual è «la piccolezza» che apre l’uomo all’intimità filiale con Dio e ad accogliere la sua volontà? Quale deve essere l’atteggiamento di fondo della nostra preghiera? Guardiamo al «Discorso della montagna», dove Gesù afferma: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8). È la purezza del cuore quella che permette di riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo; è avere il cuore semplice come quello dei bambini, senza la presunzione di chi si chiude in se stesso, pensando di non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio. Oggi, la Chiesa celebra la santità di Francesco d’Assisi, uno dei “piccoli” di cui parla il Vangelo, che si è lasciato raggiungere dallo sguardo di Cristo Crocifisso, ha accolto senza riserve il Vangelo e ha aderito con tutto se stesso alla chiamata di Cristo a “riparare” la sua casa. Impariamo da Francesco a rimanere davanti al Crocifisso, a lasciarci guardare da Lui, a lasciarci perdonare e rinnovare, e, con il suo stesso entusiasmo, rispondiamo a Cristo che ci chiama a collaborare con Lui: “Lo farò volentieri, Signore!”

(foto: dipinti di Carmelo Ciaramitaro)

 

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