Un grazie che salva

Un grazie che salva

Commento al Vangelo di Don Ciro Lo Cicero

 XXVIII domenica del Tempo Ordinario

 Letture 2Re 5,14-17; Sal 97; 2Tm 2,8-13;  Lc 17,11-19

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Viviamo in un’epoca in cui è difficile trovare qualcuno che senta il bisogno di ringraziare Dio. Abituati, come siamo, a ricevere tutto dalla vita e dalla società, diamo per scontato che anche Dio debba esaudirci e compiere miracoli per ogni cosa che gli chiediamo, quasi fosse, appunto, un nostro diritto.

La liturgia di questa domenica ci insegna che il cristiano, attraverso la luce della fede, deve sapere intuire che tutto viene da Dio, tutto è grazia, tutto è dono del suo amore. Da queste percezione deve sgorgare, di conseguenza, dal cuore del credente, il desiderio di lodare e di ringraziare il Signore. La lode e la gratitudine verso Dio sono l’espressione naturale della fede. In altre parole, la fede porta necessariamente al ringraziamento.

La pagina del Vangelo di questa domenica ci parla della guarigione di dieci lebbrosi. Costretti a vivere fuori dall’abitato, i lebbrosi di allora si riunivano in piccole comunità, senza alcuna distinzione di classe, di nazionalità o di religione.

 Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. E’ il grido di fiducia in Gesù, nel quale riponevano tutta la loro speranza. E’ un grido che tocca e muove a compassione il cuore di Cristo. E’ il grido dell’uomo di ogni tempo che invoca l’aiuto divino; in quel grido c’è anche il nostro grido!

Appena li vide, Gesù disse loro: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati. Per provare la loro fede, prima ancora di guarirli, Gesù ordina loro di presentarsi ai sacerdoti, cosa che invece si faceva solo a guarigione avvenuta, come prescriveva la Legge.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Durante il cammino, inspiegabilmente, i dieci lebbrosi ottengono la guarigione, ma è solo uno e per giunta samaritano, cioè straniero, a tornare per ringraziare.

Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. Gli altri nove non tornano indietro perché hanno una fede interessata: volevano il miracolo solo per guarire. Mancano ancora di una fede umile e riconoscente.

Da questo episodio comprendiamo che:

  • il discepolo è anzitutto una persona che si mette in viaggio, non da solo e non senza meta. Il discepolo è sempre in cammino verso Gesù nella storia, attraverso le vicende liete e tristi della vita, insieme agli altri e con gli altri uomini.
  • La salvezza non è un’operazione meccanica o medica: è piuttosto frutto dell’accoglienza personale del Signore nella propria vita e frutto di sacrificio e di impegno.
  • La lontananza dal Signore non è una questione etnica o culturale, bensì legata alla nostra disponibilità di relazione con lui.

Non basta “dirsi cristiani” o “di crederci più del Papa” per fare scattare automaticamente la salvezza. La salvezza che Dio mi vuole offrire non dipende dal numero di preghierine che riusciamo a dire nell’arco di un’intera giornata! Diventano salvi coloro che lo riconoscono e, in spirito di grata riconoscenza, si mettono in relazione con lui, lavorando sui propri limiti, debolezze e fragilità, e superandoli.

E gli disse: “Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”. Che possa essere la nostra stessa esperienza, per sentirsi dire da Gesù: “la tua fede ti ha salvato!”.

Buona riflessione cari amici e buona domenica a tutti voi!

 

 

 

 

 

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