Quello che hai di chi sarà?

Quello che hai di chi sarà?

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Sant’Ignazio di Antiochia

Letture: Ef 2,1-10; Sal 99; Lc 12,13-21

Riflessione biblica

 “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede” (Lc 12,13-21). Parole di saggezza, che ci fanno riflettere sul giusto uso della ricchezza. Infatti, non è la ricchezza il problema, ma lo stato d’animo con cui si usa la ricchezza. Essa tenta di stabilire in noi una falsa sicurezza, che ci allontana dall’unico bene necessario, il regno di Dio. Il cristiano, seguendo l’invito di Gesù, deve avere uno sguardo superiore: Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1-2). Avidità e cupidigia non rendono felici: ci privano della gioia di una vita semplice e dignitosa. Per questo, Gesù ci propone due massime di saggezza: tenersi lontani dalla cupidigia e la vita dell’uomo non dipende dalle sue ricchezze. Tenersi lontani dalla cupidigia: già la sapienza biblica affermava che la cupidigia afferra il cuore: “Chi ama l’oro non sarà esente da colpa, chi insegue il denaro ne sarà fuorviato. Molti sono andati in rovina a causa dell’oro, e la loro rovina era davanti a loro. È una trappola per quanti ne sono infatuati, e ogni insensato vi resta preso” (Sir 31,5-7). È bene, pertanto, ricordarsi anche della seconda massima di Gesù: “La vita dell’uomo non dipende dai suoi beni” (Lc 12,15). Basta uno sbaglio da niente e si precipita nella miseria, basta una malattia e tutto finisce“Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?” (Lc 12,20). Ma la visione di Gesù sulla ricchezza non è negativa, perché con la ricchezza si può fare anche del bene: “Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma” (Lc 12,33). La vera ricchezza è amare e attraverso l’amore accumulare tesori per il cielo: Io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?” (Lc 12,22.25). L’unica ricchezza che conta è quella del cuore, l’amore.

Lettura esistenziale

“Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità” (Lc 12, 13). Il Vangelo di oggi si apre con la scena di un tale che si alza tra la folla e chiede a Gesù di dirimere una questione giuridica circa l’eredità di famiglia. Ma Egli nella risposta non affronta la questione, ed esorta a rimanere lontano dalla cupidigia, cioè dall’avidità di possedere. Per distogliere i suoi ascoltatori da questa ricerca affannosa della ricchezza, Gesù racconta la parabola del ricco stolto, che crede di essere felice a motivo dei beni accumulati. Il ricco mette davanti alla sua anima, cioè a se stesso, tre considerazioni: i molti beni ammassati, i molti anni che questi beni sembrano assicurargli e terzo, la tranquillità e il benessere sfrenato. Ma la parola che Dio gli rivolge annulla questi suoi progetti. Invece dei «molti anni», Dio indica l’immediatezza di «questa notte; stanotte morirai»; al posto del «godimento della vita» gli presenta il «rendere la vita; renderai la vita a Dio», con il conseguente giudizio. Per quanto riguarda la realtà dei molti beni accumulati su cui il ricco doveva fondare tutto, essa viene ricoperta dal sarcasmo della domanda: «E quello che ha preparato, di chi sarà?» La conclusione della parabola, formulata dall’evangelista, è di singolare efficacia: «Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». È un ammonimento che rivela l’orizzonte verso cui tutti noi siamo chiamati a guardare. I beni materiali sono necessari, ma sono un mezzo per vivere onestamente e nella condivisone con i più bisognosi. Gesù oggi ci invita a considerare che le ricchezze possono incatenare il cuore e distoglierlo dal vero tesoro che è nei cieli. Questo non vuol dire estraniarsi dalla realtà, ma cercare le cose che hanno un vero valore: la giustizia, la solidarietà, l’accoglienza, la fraternità, la pace, tutte cose che costituiscono la vera dignità dell’uomo.

 

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