Dio si immedesima nella nostra situazione umana

Dio si immedesima nella nostra situazione umana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedì della XXX settimana del Tempo Ordinario

Letture: Ef 4,32-5,8; Sal 1; Lc 13,10-17

Riflessione biblica

“Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: Donna, sei liberata dalla tua malattia. Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio” (Lc 13,10-17). Mi commuove la delicatezza compassionevole di Gesù e la maestria di Luca nel descriverla con tre verbi: la vide, la chiamò e le disse. Gesù la vide, e stabilisce un rapporto, si immedesima nella situazione umana di quella donna, umiliata per ben diciotto anni dalla sua malattia, a cui uno spirito cattivo la sottometteva (Lc 13,11). La chiamò: è l’inizio di un rapporto nuovo con una realtà che la donna forse non aspettava più e che la apre alla speranza. Le disse: lui parlò e lei sentì una parola di libertà, non solo dalla malattia fisica, ma soprattutto psicologica e spirituale. Era curva quella donna e oppressa da Satana: immagine di una persona ripiegata su stessa, schiava di un passato che aveva indebolito il senso della propria dignità umana e spirituale, incapace da sola a risollevarsi dal suo stato. Miracolo? Più che un miracolo: è segno della nostra condiziona umana curva, assoggettata al peccato, liberata da Cristo, nostro liberatore e padrone del Sabato: “Anche tutti noi un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati” (Ef 2,3-5). L’intervento di Gesù è divinamente sovrano: “il Figlio dell’uomo è signore del sabato” (Mt 12,8) e il suo gesto di salvezza manifesta che il Regno di Dio è in mezzo a noi: “Se io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio” (Lc 11,20). Ed è per mezzo di Gesù, che “il Padre ci ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce, ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore” (Col 1,12-13). Ed è l’amore che ci guarisce, ci libera dalla grettezza del legalismo e ci rende liberi e operosi: “la libertà, però, non divenga un pretesto per la carne; mediante l’amore siamo a servizio gli uni degli altri” (Gal 5,13).

Lettura esistenziale

“Donna, sei liberata dalla tua malattia” (Lc 13, 12). Nell’odierno Vangelo, l’evangelista Luca ci racconta l’episodio della guarigione di una donna curva. Nel racconto, egli ci riferisce un particolare degno di nota, scrive che, prima di operare la guarigione, “Gesù la vide” (Lc 13, 12), cioè si accorge di lei e della sofferenza che porta nel corpo e nel cuore. Non è questo un particolare trascurabile. Gesù è attento alle sofferenze altrui. L’amore sa vedere ciò che gli altri non vedono. Anche di fronte ad una sofferenza così palese, quale era quella della donna, che la malattia aveva reso ripiegata su se stessa, si può passare accanto come non vedendo. Quante volte, anche vivendo nella stessa casa, ci si può non accorgere di quello che l’altro sta vivendo, perché l’egoismo ha accecato i nostri occhi? Da quanto tempo non chiediamo semplicemente: “Come stai?” a chi ci vive accanto? Questo racconto di guarigione è un invito per noi ad aprire gli occhi sulle necessità altrui e a formarci un cuore attento, capace di scorgere i bisogni del nostro prossimo. Chiediamo al Signore di accompagnare il nostro cammino di fede e il nostro impegno di amore concreto specialmente verso chi è nel bisogno, verso coloro che vivono una sofferenza nel corpo o nello spirito, chinandoci con amore, come ha fatto Lui, sulle sofferenze altrui.

 

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