Vita eterna

Vita eterna

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Commemorazione dei defunti dell’Ordine Francescano

Vangelo: Gv 6,37-40

Riflessione biblica

 “Questa è la volontà del Padre mio: chiunque vede il Figlio e crede in lui ha la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,37-40). Parole di speranza: non sono richieste opere da fare, ma di credere e fidarsi dell’opera di salvezza che Dio ha compiuto per noi attraverso Gesù. Credere in Gesù è l’unica ed essenziale risposta che dobbiamo dare a Dio, che “ci ha amato fino a donarci il suo Figlio, perché chi crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Credere è obbedire a Gesù e alle sue parole di vita eterna:Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita” (Gv 6,63). Credere è comportarci da figli di Dio: “Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro” (1Gv 3,2-3). Credere è operare nell’amore a Dio e ai fratelli: Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato” (1Gv 3,23). Camminiamo nell’amore: perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom 5,5). E tale amore alimenta il nostro desiderio di incontrare Gesù ed essere in comunione di amore con tutti i fratelli e sorelle che ci hanno preceduto nel segno della fede. Credere è rimanere in comunione con Gesù e portare frutti di vita eterna:Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,4-5). Credere è nutrirsi di Gesù, pane di vita eterna:Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51). 

Lettura esistenziale

“Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 40). Il mistero della morte riguarda ciascuno di noi, riguarda l’uomo di ogni tempo e di ogni spazio. E davanti a questo mistero tutti, anche inconsciamente, cerchiamo qualcosa che ci inviti a sperare, un segnale che ci dia consolazione, che ci apra qualche orizzonte, che offra ancora un futuro. Ma ci chiediamo: perché proviamo timore davanti alla morte? Perché l’umanità, in una sua larga parte, mai si è rassegnata a credere che al di là di essa non vi sia semplicemente il nulla? Le risposte sono molteplici: abbiamo timore davanti alla morte perché abbiamo paura di andare verso qualcosa che non conosciamo, che ci è ignoto. Inoltre c’è in noi un senso di rifiuto perché non possiamo accettare che tutto ciò che di bello e di grande è stato realizzato durante un’intera esistenza, venga improvvisamente cancellato, cada nell’abisso del nulla. Soprattutto sentiamo che l’amore richiama e chiede eternità e non è possibile accettare che esso venga distrutto dalla morte in un solo momento che, con abilità, sappiamo spesso rimuovere o tentiamo di rimuovere dalla nostra coscienza

L’uomo ha bisogno di eternità ed ogni altra speranza per lui è troppo breve, è troppo limitata. L’uomo è spiegabile solamente se c’è un Amore che superi ogni isolamento, anche quello della morte, in una totalità che trascenda anche lo spazio e il tempo. L’uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c’è Dio. E noi sappiamo che Dio è uscito dalla sua lontananza e si è fatto vicino, è entrato nella nostra vita e ci dice: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me non morirà in eterno»

 

Share