Venite a me!

Venite a me!

Commento di Fra Marcello Buscemi Suor Cristiana Scandura

Sant’Ambrogio

Letture: Is 40,25-31; Sal 102; Mt 11,28-30

Riflessione biblica

 “Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11,28-30). Che bell’invito di Gesù: essere in comunione con lui e avere pace e ristoro. “Venite a me”: accettiamo l’invito di Gesù, rompiamo la monotonia dei giorni sempre uguali, immergiamoci nella meditazione delle sue parole che comunicano spirito e vita, nell’adorazione del suo mistero di amore che ci fa risorgere a vita nuova. “Stanchi e oppressi”: liberiamoci dal nostro io, mai soddisfatto e inquieto, ambiguo e incoerente che non ha pace; dal dominio dei media, che ci stancano con notizie false, volgari, cariche di odio e cattiveria; dalla politica, sempre litigiosa, pronta ad ammannirci discorsi insensati e statistiche di comodo, che non aprono alla speranza. “E io vi ristorerò”: a due condizioni per vivere l’esperienza d’amore a cui ci chiama Gesù. “Prendete il mio giogo”: il giogo di Gesù è l’amore e l’amore non è gravoso (1Gv 5,3), anzi semplifica la vita, ci rende liberi dai condizionamenti che il mondo ci impone, e ci rende dono ai fratelli. “Imparate da me”: bisogna imparare da Gesù, lui è il maestro che ci insegna ad amare nell’umiltà e mitezza. L’umiltà: “Non aspirate a cose troppo alte, piegatevi a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi” (Rom 12,3); soprattutto bisogna avere l’umiltà del cuore: “valutandoci in modo saggio e giusto secondo la misura di fede che Dio ci ha dato” (Rom 12,3) e liberando il cuore da ogni superbia: “Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi a ciò che è umile” (Rom 12,16). La mitezza: impariamo da Gesù ad avere compassione dinanzi alla miseria umana e al dolore umano e quell’equilibrio interiore che si oppone all’ira, alla violenza e si comporta con moderazione anche dinanzi all’ingiuria, alla violenza e all’indisciplina degli altri. E “la pace di Cristo regni nei nostri cuori, perché ad essa siamo stati chiamati per formare un solo corpo” (Col 3,15), “amandoci gli uni gli altri come Cristo ci ha amati” (Gv 13,34).

Lettura esistenziale

“Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero.” (Mt 11, 29). La grandezza dell’uomo sta nel riconoscere la propria piccolezza, la propria creaturalità. L’uomo non è Dio (per fortuna!). La persona umile conserva sempre la pace perché come i piccoli affidano ai genitori i problemi che sono più grandi di loro, così l’umile affida a Dio ogni cosa, occupandosi certamente delle varie situazioni, ma non preoccupandosi. Questo atteggiamento di abbandono fiducioso in Dio, ci solleva dai fardelli della vita quotidiana e dà al nostro cuore la serenità e la pace promesse da Gesù (cfr Mt 11, 28). Ecco dov’è il segreto: sapere che non siamo soli con le nostre croci, e quando non ne possiamo più Lui invece può ancora e ci porta misteriosamente. È sapere questo che ci rende miti e umili, perché la mitezza è possibile solo per coloro che smettono di difendersi e l’umiltà è possibile solo per coloro che hanno smesso di confidare in se stessi. La Sua presenza ci fa abbassare le difese e ci dispone alla fiducia. Oggi il Vangelo ci insegna che la via più difficile per ognuno di noi in realtà coincide con la cosa più semplice che si dovrebbe fare e cioè metterci fra le braccia di Dio.

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