Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Feria propria del 7 gennaio

Letture: 1Gv 3,22-4,6; Sal ; Mt 4,12-17.23-25

Riflessione biblica

“Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce” (Mt 4,12-17.23-25). La manifestazione di Gesù incomincia dalla “Galilea delle genti”: non è un’espressione geografica, ma esistenziale: luogo di confine, dove gli Ebrei, più che altrove, convivevano con i pagani e dove Gesù iniziò la sua missione e proclamò il suo invito alla “conversione della mente e del cuore”. Forse a motivo di tale condizione esistenziale religiosa, la manifestazione di Gesù a tutte le genti, fu fulgore di “una grande luce”: “Egli è la luce che splende nelle tenebre, la luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,4.9). Così, “Galilea delle genti” lo siamo un po’ tutti; abbiamo bisogno di ascoltare l’invito di Gesù: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Egli si manifesta come “parola”, insegnamento che istruisce la mente e allontana dalla menzogna, per cambiare mentalità e lasciarsi trasformare dalla verità: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom 12,2). Ma è soprattutto al cuore di ogni uomo che si rivolge l’invito di Gesù, al centro esistenziale del nostro pensare ed agire in conformità a Cristo Signore: “Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; e il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità” (Ef 5,8-9). Lasciamo che Cristo operi nel nostro cuore una vera conversione. Diveniamo discepoli audaci di Gesù, luce del mondo, per operare con Gesù i miracoli dell’amore, che non si chiude in se stesso, ma si apre alle relazioni solidali con i fratelli e con coloro che hanno bisogno della sua misericordia.

Lettura esistenziale

“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 4, 17). L’arresto di Giovanni il Battista, spinge Gesù ad iniziare la sua “vita pubblica” predicando la conversione e annunciando la venuta del Regno di Dio. Convertirsi significa cambiare direzione nel cammino della vita: non, però, con un piccolo aggiustamento, ma con una vera e propria inversione di marcia. Il senso profondo della conversione e la meta finale è Cristo Gesù. È lui la via sulla quale tutti siamo chiamati a camminare nella vita, lasciandoci illuminare dalla sua luce e sostenere dalla sua forza che muove i nostri passi. In tal modo la conversione manifesta il suo volto più splendido e affascinante: non è una semplice decisione morale, che rettifica la nostra condotta di vita, ma è una scelta di fede, che ci coinvolge interamente nella comunione intima con la persona viva e concreta di Gesù. La conversione è il “sì” totale di chi consegna la propria esistenza al Vangelo, rispondendo liberamente a Cristo che per primo si offre all’uomo come via, verità e vita, come colui che solo lo libera e lo salva. La conversione non sta solo all’inizio della vita cristiana, ma ne accompagna tutti i passi. Ogni giorno è il momento favorevole e di grazia, perché ogni giorno ci sollecita a consegnarci a Gesù, ad avere fiducia in Lui, a rimanere in Lui, a condividerne lo stile di vita, a imparare da Lui l’amore vero, a seguirlo nel compimento quotidiano della volontà del Padre, l’unica grande legge di vita. Ogni giorno, anche quando non mancano le difficoltà e le fatiche, le stanchezze e le cadute, anche quando siamo tentati di abbandonare la strada della sequela di Cristo e di chiuderci in noi stessi, nel nostro egoismo, senza renderci conto della necessità che abbiamo di aprirci all’amore di Dio in Cristo, per vivere la stessa logica di giustizia e di amore.

 

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