Bisognosi di misericordia

Bisognosi di misericordia

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Venerdì della I settimana del Tempo Ordinario

Letture: Eb 4,1-5.11; Sal 77; Mc 2,1-12

Riflessione biblica

 “Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, … àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua” (Mc 2,1-12). Com’è strano Gesù: spiazza quegli uomini che presentarono il paralitico per ottenere la guarigione del corpo e per prima cosa guarisce la sua infermità interiore. Va alla radice del suo male e ristabilisce quell’uomo nella sua integrità di figlio di Dio. Prima lo rigenera nello spirito, poi lo riabilita nella sua condizione fisica. Ristabilisce in quell’uomo l’armonia della sua natura umana, compromessa dal peccato. Egli è “l’Agnello di Dio”, venuto per togliere la radice profonda del male che affligge ogni uomo, per liberarlo dalla schiavitù del peccato e dalle conseguenze che esso produce nell’uomo. Non basta essere guariti nel corpo per essere felici: ci vuole la pace del cuore, quell’equilibrio interiore dell’anima che solo Dio concede all’uomo che è in comunione con lui: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Gv 14,27). Bisogna prendere coscienza della situazione umana: spesso ci sentiamo paralizzati dalla routine dei nostri peccati, più che dalle infermità fisiche. E lo diciamo anche con un po’ di vergogna: sono sempre gli stessi peccati. Niente paura, ma fiducia nella misericordia di Dio: il perdono, “non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia” (Rom 9,16). A Paolo, sconfortato dalle sue cadute, egli disse: “Ti basta la mia grazia; la forza si manifesta pienamente nella debolezza. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,9-10). Questo è amore divino! Sollecita il nostro operare con amore: è stato infatti l’amore solidale dei fratelli che ha dato occasione a Gesù di operare il miracolo: “Alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua”. La vita risorge nell’amore, la fede la sorregge con la grazia, fede e amore stabiliscono l’intimità con il Signore

Lettura esistenziale

“Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati»” (Mc 2, 3-5). Con queste parole, Gesù mostra di voler guarire prima di tutto lo spirito. Il paralitico è immagine di ogni essere umano a cui il peccato impedisce di muoversi liberamente, di camminare nella via del bene, di osare il meglio di sé. In effetti, il male, annidandosi nell’animo, lega l’uomo con i lacci della menzogna, dell’ira, dell’invidia e degli altri peccati e a poco a poco lo paralizza. Per questo Gesù, suscitando lo scandalo degli scribi presenti, dice prima: “Ti sono rimessi i tuoi peccati” e solo dopo, per affermare l’autorità conferitagli da Dio di rimettere i peccati, aggiunge: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua» (Mc 2, 11) e lo guarisce completamente. Il messaggio è chiaro: l’uomo, paralizzato dal peccato, ha bisogno della misericordia di Dio, che Cristo è venuto a donargli, perché, guarito nel cuore, la sua esistenza possa rifiorire interamente. Solo l’amore di Dio può rinnovare il cuore dell’uomo e solo se guarisce nel cuore l’umanità paralizzata può rialzarsi e camminare. L’amore di Dio è la vera forza che rinnova la nostra vita e il mondo intero.

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