Tendi la mano

Tendi la mano

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Mercoledì della II settimana del Tempo Ordinario

Letture: Eb 7,1-3.15-17; Sal 109; Mc 3,1-6

Riflessione biblica

“È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?” (Mc 3,1-6). Non è la casistica che interessa Gesù, ma la fragilità dell’uomo: essa si cura solo con l’amore. Il bene bisogna farlo sempre: non ha limiti di tempo, di spazio o di condizione umana. “Non stanchiamoci di fare il bene; se non desistiamo, a suo tempo mieteremo” (Gal 6,9). La questione non era l’osservanza del Sabato: “stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato per accusarlo” (Mc 3,2). Il problema era Gesù e la sua sensibilità umana: la compassione per chi soffre (Mc 1,41), la sua libertà divina: “il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato” (Mc 2,28), ma soprattutto il suo amore per l’uomo e la sua dignità: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!” (Mc 2,27). Il Sabato è giorno di liberazione e di santificazione: non c’è libertà e santità senza amore e misericordia. Gesù lo mette in evidenza: “si rattristò per la durezza del loro cuore” (Mc 3,5). Sembra un dettaglio nel racconto, eppure è decisivo per la vita spirituale: determina l’atteggiamento nel fare il bene o il male e nel farlo sempre. “Avere un cuore di carne, non di pietra” (Ez 36,26): agire da persone umane, che sanno immedesimarsi nelle sofferenze e nelle gioie degli altri; “rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto, abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri” (Rom 12,15-16). Solo l’amore guida il sentire e agire di chi segue Gesù: “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello” (1Gv 4,20-21). Per questo, “scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità” (Col 3,12) e “camminiamo nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,2).

Lettura esistenziale

«È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?» (Mc 3,4). Nel Vangelo odierno è raccontato il noto episodio della guarigione di un uomo dalla mano inaridita. Guarigione operata da Gesù in giorno di Sabato, nella sinagoga. Sembra quasi che quest’uomo sia stato portato lì apposta, per vedere come il Signore si sarebbe comportato e, se lo avesse guarito in giorno di Sabato, per avere di che accusarlo. La domanda di Gesù, ormai sotto processo per aver attentato alle prescrizioni sul Sabato, colloca il bene per la vita al centro della questione. Di più, mettendo “in mezzo” l’uomo con la mano inaridita, rovescia il processo e, da imputato si fa giudice. “In mezzo”, come imputato, è ora il “cuore indurito” dei farisei e degli erodiani, inaridito come la mano di quell’uomo. Se per loro, in giorno di Sabato, era lecito “tenere consiglio” per “togliere una vita”, come poteva non essere lecito guarire e salvare una vita? Con questo paradosso Gesù svela l’ipocrisia di chi, nel nome di una Legge spogliata dello Spirito, stava decidendo nel cuore di uccidere chi stava facendo del bene. Dio ha fatto il Sabato per l’uomo, ma esso può essere sporcato dall’ipocrisia, e trasformarsi in luogo di male e di morte. Ponendo quella domanda, Gesù penetra sino al fondo del cuore, e non ci si può più nascondere, si può solo tacere. Giustificando con la necessità e l’urgenza dell’amore, la liceità di fare il bene e salvare una vita, non solo anche di Sabato, ma proprio e in maniera definitiva di Sabato: Gesù guarisce l’uomo dalla mano inaridita.

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