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Caritas di Roma, Giustino Trincia: “Non possiamo restare indifferenti”

Il direttore della Caritas di Roma, Giustino Trincia, ieri ha incontrato i rappresentanti della CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro e del Pronto soccorso del Politecnico Umberto I per portare la solidarietà della Diocesi di Roma.

La sua testimonianza:

“Gli scontri di fronte a Palazzo Chigi, l’assalto e le devastazioni alla Cgil prima e, nel cuore della notte, al Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I, non ci possono lasciare indifferenti. Le immagini e le gesta, le espressioni di un furore profondo che nasce evidentemente da lontano, mi hanno riportato al gennaio scorso, all’assalto al Congresso americano a Washington. Quando in gioco ci sono la pace, la fratellanza universale, i valori della democrazia e della nostra Costituzione, non si può restare neutrali, perché la carità, al di là di ogni appartenenza politica, sociale e religiosa che vanno tutte profondamente rispettate, significa anzitutto operare per il bene comune, per l’interesse generale, per la giustizia. A patire della loro mancanza sono anzitutto i poveri, i fragili ma è poi l’intera comunità a rendersi sempre più conto che senza salvaguardia dei beni comuni, cura dell’interesse generale e promozione della giustizia, non c’è salvezza per nessuno. E quello che è accaduto in queste ore travalica di molto quello che può essere il confronto serrato anche duro tra posizioni, punti di vista, scelte, diametralmente diverse. Allora nel primo pomeriggio di oggi, domenica, mi sono recato in visita alla sede nazionale della Cgil, prima e poi al Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I di Roma, accompagnato da mia moglie, per portare e testimoniare personalmente la solidarietà e la vicinanza della Caritas diocesana di Roma, alla Cgil e al movimento sindacale tutto e al personale sanitario di quel Pronto Soccorso. Dal profondo del cuore sento di rivolgere un appello a quegli uomini e a quelle donne che hanno ritenuto possibile manifestare il loro radicale e generale dissenso, fino al punto di ricorrere alla violenza delle parole e della gesta. L’appello è a convertirsi al linguaggio della mitezza di cui Gesù di Nazareth è stato l’insuperabile maestro, per far valere le proprie idee nel rispetto di quelle altrui, perché provati tutti da un tempo durissimo, quella della pandemia, possiamo insieme concorrere a costruire quella civiltà dell’amore di cui tutti, oggi più che mai, abbiamo una straordinaria necessità”.

 

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