Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore
XXI domenica del Tempo Ordinario (A)
Letture: Is 22,19-23/Rm 11,33-36/Mt 16,13-20
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Quello che Gesù fa con i discepoli e che l’evangelista Matteo ci racconta in questa calda domenica di agosto, sembrerebbe un sondaggio a cui ormai noi siamo abituati. Ma Gesù non ha bisogno di conferme, non ha bisogno di like, vuole semplicemente sapere chi è lui per te e per me.
Ma voi, chi dite che io sia
A questo punto ognuno di noi va a cercare nella memoria le domande accademiche, cerca nell’archivio catechistico personale… poi ci sono le risposte sociopolitiche come l’ultima trovata di chi ha “nominato” San Paolo “camerata”. Ognuno da le risposte più svariate, a volte fuori luogo e che le fanno più comodo.
Ma Gesù chi è davvero per te, che posto occupa nella tua vita. Questa è la domanda di questa domenica. Gesù non ha bisogno di risposte per sapere se è più bravo degli altri rabbini, lui vuole sapere se Pietro, io e te gli abbiamo aperto il cuore.
Gesù non è una tradizione da seguire, non è uno stile di vita tipo figlio dei fiori o altro. Turoldo ci dice che Gesù è uno che inquieta, uno che non c lascia in pace; la mia gioia, il mio rimorso; uno che è “impossibile amare impunemente” senza sentire una stretta nelle viscere. Gesù non cerca definizioni, ma relazioni; cerca un rapporto vivo: cosa ti è successo quando lo hai incontrato? Cosa è cambiato in te? Quanto conto per te? Che posto ha Gesù nella tua vita? Sono domande da innamorato. (Ronchi)
Innamorati
Ma noi siamo davvero innamorati di Cristo, tanto da dirgli tu sei per il tutto, senza di te non posso far nulla? Abbiamo davvero una relazione di amore con lui che è il Signore della nostra vita? Oggi come non mai siamo in piena crisi identitaria, non sappiamo chi seguire. Non sappiamo che cosa significhi essere cristiani. Siamo molto lontani dal Vangelo e occupati a difendere tradizioni che non hanno nulla a che vedere con Cristo e il suo messaggio di amore e tenerezza, generando odio e divisioni. La crisi d’identità e una delle conseguenza del non amare alla maniera di Dio.
Mentre noi siamo alla ricerca di capire chi è Gesù,Lui pone fiducia in noi e ci ama senza fine.
A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli
Gesù non è un modello elettorale da sventolare per affermare tradizioni che non hanno nulla a che vedere con il Vangelo, non ci serve per far carriera politica, religiosa, ecclesiale. Gesù si segue da innamorati. Ed è proprio la sequela che ci da le chiavi che non sono uno strumento giuridico per decidere ciò che gusto e ciò che non lo è. Ti darò le chiavi significa, ti do la possibilità di essere presenza di Dio, di usare misericordia, di essere uno dei tanti per testimoniare l’amore infinito di Dio. Significa avere la possibilità di pregare per chi ci ferisce, provare dolore per il dolore del mondo, essere empatici con tutto ciò che mi circonda compreso il creato. Il Signore ci dona la chiave per amare alla sua maniera.
In questo modo anche tu e io possiamo diventare piccola roccia su cui far poggiare un futuro migliore. Non macina da mulino per poter macinare tutto ciò che non corrisponde alle nostre idee e convinzioni, ma piccola pietra che serve per edificare o riparare la Chiesa alla maniera di Francesco di Assisi, perché nessuna piccola pietra è inutile. Tutto va fatto non a nome personale ma in Cristo Signore, «Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo» ((1Cor 3,11).
