Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore
XVIII domenica del Tempo Ordinario
Letture: Is 55,1-3/Rm 8,35-39/ Mt 14,13-21
Quanta fame! Fame di potere, di denaro, di apparire, di tranquillità , ma anche di amore, di cibo buono, di vacanza, di normalità, di amicizia, fame di tutto ciò che non ci disturba…
Il brano di oggi inizia con la notizia della morte di Giovanni Battista fatto uccidere da Erode. Proprio Erode per sodisfare la propria fame ascolta il desiderio di Erodiade e della figlia, per mettere a tacere quella voce scomoda, uccide la profezia. Anche noi, a volte, ci accontentiamo delle piccole e temporanee sazietà che la vita ci offre. Anche noi ogni volta che diamo ascolto a sentimenti di invidia, gelosia, quando andiamo dietro al carrierismo (anche nella Chiesa), quando ci affanniamo per raggiungere il benessere ad ogni costo, quando i nostri desideri non sono rivolti a Dio, noi uccidiamo la profezia che ci è stata data in dono con il battesimo.
Banchetto, il cibo, la fame
Il profeta Isaia dice al popolo: “Chi ha fame venga e mangi, senza denaro né spesa”. Nessuna meritocrazia presso Dio, in lui vige la logica del dono, del pane gioioso e immeritato, e lo vediamo in Gesù che sente compassione per la folla che lo ascolta. Si mette nei panni di quella gente, si preoccupa e si occupa di loro come fauna mamma per i propri figli. Questo è lo stile di Dio. Non esita a sfamare tutte quelle persone, non sta li a pensare se se lo meritano o meno, se sono dei delinquenti, se sono pagani, se sono opportunisti… Dio agisce, e lo fa tramite il coinvolgimento dei discepoli. Ha bisogno delle loro mani… delle nostre. Non li manda via così come avevano suggerito gli apostoli, ma dice loro: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”.
Condivisione
Ed ecco il miracolo che comunemente chiamiamo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, in realtà è il grandi miracolo della condivisione che nasce dalla compassione, dal patire con il fratello o la sorella che incrociamo nel cammino della vita.
Farsi pane
Dare noi stessi da mangiare. Cambia tutto. Non è semplicemente dare un pezzo di pane. Com’è triste vedere tanti che portano il cibo in stazione e poi andarsene pensando di sfare il prossimo. I poveri non hanno bisogno di cibo hanno bisogno di te e di me. Hanno bisogno del nostro ascolto, del nostro sorriso, del nostro tempo. L’umanità intera ha bisogno che tu ed io ci facciamo pane, che ci facciamo Eucarestia. È questa la più grande condivisione. È questa la profezia che ci insegna il Battista e che ci dona Gesù. Nella Messa noi apprendiamo come spezzarci, come versarci ai bisogni di ogni fratello e sorella.
La lezione che viene da questo racconto è di non vivere chiusi e ripiegati su noi stessi come se fossimo il centro intorno al quale ruota tutto il resto. Gesù ci vuole liberi e ci dona il pane della condivisione per trasformarci in comunità. Il suo progetto è trasformare la storia umana in storia di salvezza nella comunione, nella condivisione e nella solidarietà. Questo è il Regno di Dio.
