di Antonio Maria Mocciaro – Ho 18 anni e vivo a Gangi (PA). La quarantaquattresima edizione è stata la mia prima marcia francescana dei giovani, ma non la prima in assoluto, perché avevo già fatto la marcia delle famiglie dal 2011 in poi, interrotta soltanto nel 2020 per la quarantena e l’anno scorso per il giubileo dei giovani.
La mia famiglia mi ha educato in modo cristiano, ma alla marcia ho scoperto che la fede è un dono e non tutti sono in grado di viverla pienamente; la riscoperta di essa avviene anche grazie all’accompagnamento da parte di qualcuno più avanti nel cammino di fede, e non soltanto tramite la famiglia. L’esperienza della marcia appena vissuta insegna proprio che la fede è un cammino, pieno di difficoltà, da vivere in compagnia di Dio e dei fratelli. Il punto centrale della marcia per me è stato il camminare in silenzio la mattina molto presto dove ognuno ha tanto tempo per ritornare su quanto ascoltato durante le catechesi, ma anche per riflettere sulla propria vita.
Il cammino in silenzio ha creato in noi molte domande e molti dubbi, ma grazie all’aiuto dei frati con le loro catechesi, e soprattutto con la loro presenza tra di noi marciatori, abbiamo preso tappa dopo tappa consapevolezza del Perdono e di ciò che stavamo vivendo in quei giorni di grazia, consegnandomi anche tante risposte alle domande che mi ero posto durante il cammino.
La mia esperienza inizia prima della marcia: io quest’anno inizialmente non volevo farla per non “bruciare questa tappa” così giovane, ma la sera prima della chiusura delle iscrizioni ho incontrato un frate organizzatore che mi ha detto che mancavano soltanto quattro posti. Dieci minuti dopo mi ero iscritto senza conoscere né chiedere nulla su cosa e come si sarebbe svolta. Le tappe, l’ordinazione diaconale durante l’ultima tappa di due dei frati presenti alla marcia, l’esperienza del GO! e l’incontro con il Papa: ho vissuto tutto affidandomi e lasciandomi sorprendere giorno dopo giorno. Ripensandoci questo incontro è stato opera della Provvidenza, perché nei giorni della marcia ho avuto la sensazione chiarissima che io stessi avendo un vero e proprio dialogo con Dio. Lo stesso titolo – RESPIRA LA VITA – mi parlava e sembrava fatto proprio per me perché prima di partire avevo veramente bisogno di respirare nuovamente la vita, tutti gli impegni mi avevano soffocato e alla marcia staccando completamente la spina quindici giorni ho avuto modo di riprendermi per poter ripartire.
Ho percepito il mio ingresso alla Porziuncola come una rinascita, mi sono sentito un figlio rinato. Dopo aver fatto l’ingresso con la marcia dei giovani, sono entrato una seconda volta con la mia famiglia e lì ho percepito la paternità e la maternità di Dio nelle braccia dei miei genitori, come se fosse stato Dio stesso ad abbracciarmi. Mi sono rivisto molto nella scena del Padre misericordioso che va incontro al figliol prodigo, non che mi fossi veramente perso, ma ho percepito che ero lontano da Dio a causa della frenesia della mia vita, in quei quindici giorni ho sentito nuovamente la necessità di dover riprendere un dialogo con Lui attraverso la preghiera.
Solitamente quando si fanno queste esperienze si parte in compagnia di un amico o in comitiva, mentre io sono partito solo e torno a casa pieno di belle amicizie nate tramite una spalla per piangere nei momenti di sconforto o durante le tappe quando si aveva la possibilità di conoscersi meglio.
Per concludere voglio ringraziare il Signore per avermi fatto vivere quest’esperienza che mi ha permesso di respirare la vita dopo averla soffocata per troppo tempo.
