Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore
XIX domenica del Tempo Ordinario (A)
Letture: 1Re 19,9.11-13; Sal 84; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
Gesù non ama il successo: ha appena sfamato la folla con il segno dei pani e dei pesci, potrebbe stare li a prendersi i ringraziamenti, le gratificazioni e i complimenti, ma i trionfi non sono per lui che non vede l’ora di ritirarsi da solo in intimità con il Padre. Ed è questo lo stile che vuole per chi lo segue e allora li costringe ad andare via. Il nostro posto non è tra i primi, non è tra quelli che cercano visibilità. Gesù preferisce curare, guarire, stare con i pagani e gli emarginati… sta in mare aperto e chiede a noi di prendere il largo.
Il Signore così come gli apostoli, ci “costringe” a passare oltre il mare, all’altra riva. Il mare nella Sacra Scrittura rappresenta un limite, un pericolo, un segno di morte, ma è anche l’attraversamento, l’uscita dalla schiavitù, è il tema della Pasqua: il passare da una vita di morte ad una vita da risorti.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Il cambiamento nella vita di ognuno di noi è importante quanto necessario. Ci sono passaggi obbligati, che bisogna fare. Dall’indirizzo scolastico, alla facoltà universitaria, alla scelta di un uomo o una donna che possa condividere con te la vita, la consacrazione religiosa e il sacerdozio, il lavoro, il luogo dove vivere… quante scelte e quanta paura di sbagliare, di non farcela!
La paura sembra aver preso padronanza nel nostro mondo moderno, ci ha reso più insicuri, propensi a spendere il presente, come a tentare la fortuna – la ludopatia è uno dei risultati delle nostre paure, così come l’alcolismo, la droga, la sete di primeggiare, di imporsi, di avere tutto sotto controllo… Sarà l’insicurezza del lavoro e della economia, sarà la politica ballerina dietro ai sondaggi, sarà l’incertezza dei sentimenti, sarà il cambiamento rapido del mondo, il fenomeno migratorio, il terrorismo, le guerre lontane ma non troppo… quanti fenomeni concorrono ad alimentare la paura.
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.
Bisogna imparare da Pietro a buttarci nella vita, senza nasconderci, sprezzanti del vento forte e delle onde. Ma come Pietro, spesso perdiamo il punto di riferimento che è Gesù, sempre pronto a tenderci una mano. é inevitabile che qualche volta si tocchi il fondo. Papa Francesco diceva che è meglio una chiesa accidentata anziché una chiesa chiusa e paurosa di sbagliare. Dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia, scrive San Paolo.
Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»
Rimane un grido «Signore, salvami!». La vita si intreccia di speranze e di paure, di certezze e di debolezze. Sarebbe stupido non tenerne di conto, come sarebbe stupido non gridare: «Signore, salvami!». Pietro cammina e affonda. Cammina perché guarda al Cristo, alla vita che vince la morte, e affonda perché guarda alla fragilità del suo essere. Dolce è il rimprovero di Gesù, pieno di umanità: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Davanti ai dubbi di fede, davanti alle tempeste della vita, il discepolo è chiamato, come Elia, (prima lettura) ad ascoltare nel suo cuore il silenzioso mormorio di Dio, recuperando quella dimensione assoluta che è il silenzio, la preghiera, l’ascolto meditato della Parola. Il Signore si manifesta nelle piccole cose e nei piccoli gesti, non nel frastuono, ma in un vento leggero come una carezza. Guardiamo la strada che abbiamo fatto, chi ci ha guidato, riconosciamo che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, gettiamoci nelle sue braccia, lasciando la nostra barca, cioè il nostro modo di vivere, le nostre convinzioni, le nostre paure. Possiamo farcela solo se ascoltiamo la Sua Parola. Parola di speranza che ci arma di fede e amore e ci invia all’altra riva per essere artigiani di pace e manifestare con la vita che il Signore è Dio.
Coraggio!
Buona domenica!
