Site icon

L’olio che non deve mancare

Commento al vangelo di Fra Giuseppe Maggiore

XXXII Domenica del Tempo ordinario – Anno A

Letture: Sap 6,12-16; Sal 62; 1Ts 4,13-18; Mt 25,1-13

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. (…) 

L’immagine di dieci ragazze che sfidano la notte, armate solo di un po’ di luce, non mi lascia indifferente e mi affascina. Dieci persone se vogliamo nel nostro immaginario fragili perché donne, che possiedono una fiammella, ed hanno hanno il coraggio di sfidare le tenebre per andare incontro a qualcuno che possa dare un po’ di amore dalla vita, fatto di sorrisi, di una pacca sulla spalla, di una parola o di uno squarcio di tempo dedicato all’ascolto guardandosi negli occhi. Osano, le ragazze, prendono la lampada, escono, ma ad alcune manca l’olio.

Cos’è, quell’olio?

La parabola non lo dice. Ma brucia, è qualcosa che brucia e fa luce. Per tenere la lampada accesa nella notte dobbiamo ardere. Sono tante le ipotesi avanzate per definire che cos’è quest’olio, a me piace pensare che è la Parola di Dio, “chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7,24) Ed è proprio quella Parola che ti fa ascoltare la voce di Dio e dell’uomo che vuole incontrarti nella relazione… nell’umanità. Ed è bello pensare che qualcuno ci attende dopo ogni notte che la vita ci riserva.

Sembra quasi discriminante e ingeneroso quello che succede tra le vergini sagge che non vogliono cedere l’olio e le stolte che non lo possiedono. La Parola va ascoltata, meditata, ruminata e incarnata nel cuore e nella vita. È la Parola ascoltata con assiduità che rende saggio o sapiente, ma di una sapienza che chi la pensa come il mondo non sempre capisce. La Parola che come un olio che nella giara va rinnovato. Quest’olio non è cedibile, nessuno può crescere nella relazione con Dio e nell’amore per qualche altro. Abbiamo, sì, la responsabilità della testimonianza: Voi siete la luce del mondo (Mt 5,14), ma ognuno ha la responsabilità delle proprie scelte.

Faccio mie le parole di don Luciano Cantini che asserisce che lo “stolto è colui che ritenendosi credente fa la stessa vita degli altri ma non ha con sé la Parola che gli permette di comprendere la volontà di Dio e affrontare la vita in senso evangelico e costruisce la sua casa sulla sabbia. Gli stolti vivono anche di religione, un po’ per tradizione o per abitudine compiono gli stessi gesti partecipano alle stesse feste ma senza l’olio, vivono una religione senza Cristo, senza il profumo della sua Parola. Da bambini si sono rimpinzati di catechesi, gruppi e attività ma ciò che è raccolto da ragazzi, diventando adulti quando la vita cambia di prospettiva diventa insufficiente, se non si alimenta di amore per Dio e per il prossimo”.

Voglio concludere questa mia riflessione con le parole di Benedetto XVI: “Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita”.

 

Exit mobile version