«Noemi era già morta quando è stato appiccato il fuoco» nella sua casa di Riposto. A dirlo è lo stesso fidanzato della vittima, Tony Proietto, che si è saputo giovedì è anche l’unico indagato per la morte della 33enne, madre di tre figli. L’incendio, forse, doveva servire a cancellare le tracce di un possibile femminicidio. Ma l’uomo dice di essere innocente. Nega anche di essere stato il fidanzato di Noemi e si rimprovera solo di aver sottovalutato le parole della donna che due sere prima aveva minacciato il suicidio.
«C’era un’amicizia — ha raccontato —, forse lei provava ancora qualcosa. Ma io ho moglie e due figli e mi ero allontanato. Lei mi ha cercato venerdì sera. In videochiamata mi ha detto che aveva comprato una corda e stava cercando su YouTube un tutorial per vedere come fare il cappio e suicidarsi. Non pensavo facesse sul serio, ed ora mi sento in colpa per questo». Ricostruzione tutta da verificare. Anzi, potrebbe essere un macabro oltraggio alla vittima. Gli inquirenti cercano riscontri ad un racconto dove affiorano tante stranezze. Proietto conferma di aver visto il cadavere senza dare l’allarme. «Non rispondeva al cellulare e sono andato a cercarla. Avrei dovuto chiamare il 118, a quest’ora tutto sarebbe più chiaro — dice —. Ho telefonato a sua madre, ma non rispondeva. Ho cercato suo fratello, ma non mi ha voluto ascoltare».
Se realmente c’è un secondo uomo rimasto nell’ombra si scoprirà relativamente presto. Vicino alla modesta abitazione della vittima ci sono diverse telecamere di videosorveglianza. E potranno confermare se qualcuno è entrato nella casa di Riposto nell’arco delle due-tre ore tra la scoperta del cadavere da parte di Proietto e l’arrivo dei vigili del fuoco. Sempre che sia vera la sua ricostruzione di ciò che è avvenuto sabato notte.
Su quest’uomo, 46 anni, rientrato da poco dall’Olanda, che vive di lavoretti e parla come se fosse in uno stato di semicoscienza, si addensano i forti sospetti della famiglia della vittima (giovedì ci sono stati i funerali). La sorella, Valentina, non ha dubbi che sia stato lui a ucciderla. Ma anche i genitori e gli altri due fratelli escludono categoricamente che Noemi possa essersi suicidata. Per provare a chiudere il cerchio su una storia in cui si mescolano violenza e degrado si attendono i riscontri dell’autopsia e delle telecamere della zona. Dalle prime indiscrezioni l’accertamento medico legale non avrebbe dato esiti univoci. Ma ci vorranno settimane per avere i risultati definitivi.
La Procura di Catania e i carabinieri di Giarre, intanto, procedono con l’analisi dei telefonini di vittima e indagato. «Il mio assistito sta collaborando con gli inquirenti — dice il suo legale, Ivan Siragusa —. Ha consegnato subito il cellulare, a dimostrazione che non ha nulla da temere. Non ha voluto neanche nominare un perito di parte per l’autopsia». Dall’analisi dei cellulari si capirà se dice la verità, anche sul suo rapporto con la 33enne. Se era realmente lei a cercarlo, mentre lui si negava per tentare di salvare il suo matrimonio. E si potrebbe capire se è vera anche la storia di quell’ultima conversazione in cui Noemi gli avrebbe detto che aveva comprato la corda e voleva cercare su internet un tutorial per capire come fare il cappio a cui impiccarsi.
(fonte Corriere della sera – Alfio Sciacca)
