Comento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore
XXIV settimana del Tempo Ordinario
Letture: Sir 27,30-28,7/ Rm 14,7-9/ Mt 18,21-35
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Quanto è difficile perdonare! Il Vangelo supera la logica umana. Il perdono non è mattiamoci una pietra sopra, chiudiamo i conti, non è un colpo di spugna, come se nulla fosse successo. Il perdono, ci fa entrare in una dinamica nuova nelle relazioni tra persone per costruire un futuro totalmente nuovo. Spesso vediamo nella vendetta un modo per regolare le relazioni e ristabilire la giustizia, ma la vendetta va sempre oltre. Quante volte diciamo pieni di rabbia: “me la pagherà cara”, il perdono, unico modo di superare ogni rabbia.
Al tempo di Gesù i rabbini suggerivano di perdonare fino a tre volte un torto subito, per manifestare clemenza. Pietro, come sempre, com’è sua abitudine, vuole esagerare, proponendo di perdonare fino a sette volte. Gesù rilancia e dice di perdonare settanta volte sette. Cioè sempre! Riusciamo a perdonare sette volte una persona che ci fa continuamente torto dopo averla già perdonata? . Chi segue Cristo è chiamato a perdonare sempre!
Perché perdonare, perché devo fare io il primo passo? Perché noi per primi siamo perdonati e con una tale larghezza e generosità che non possiamo che perdonare. Sette indica la libertà: dell’uomo ogni sette giorni; del campo ogni sette anni; dalla schiavitù ogni giubileo, sette volte sette anni (Lv 25,8). Tanto più grande è la libertà del perdono! Il perdono non libera tanto chi lo riceve quanto chi lo offre. Il presidente Mattarella a cui la mafia gli ha ucciso un fratello afferma che il perdono non cancella la memoria, non nega la giustizia, ma ci rende più forti della paura e della violenza.
Il perdono alla maniera di Francesco
Perdonare di cuore e con il cuore. Come fare? ascoltiamo San Francesco che scrive a un suo ministro che si lamentava dei frati e voleva ritirarsi in un eremo: “Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell’amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devi ritenere come una grazia. […] E questo sia per te più che stare appartato in un eremo. E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli”. (Lettera ad un ministro, FF 234) Non il perdono a stento, non quello a muso duro, ma quello che esce dagli occhi, dallo sguardo nuovo e buono, che ti cambia il modo di vedere la persona. E diventano occhi che ti custodiscono, dentro i quali ti senti a casa. Il perdonante ha gli occhi di Dio, colui che sa vedere primavere in boccio dentro i miei inverni. (Ronchi)
Perdonare di cuore il proprio fratello
Per il cristiano le radici del perdono sono nel Crocifisso che perdonò quelli che gli stavano piantando i chiodi nella carne: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Il Siracide dice che “rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. Ricòrdati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.”
Oggi dove in tutto traspare rabbia, sete di vendetta e potere, c’è bisogno di uomini e donne che testimoniano la libertà di essere figli di Dio e fratelli di ogni umana creatura. È difficile! Certo che lo è, ma noi cristiani non possiamo ragionare secondo gli uomini ma secondo Dio. Mettiamoci in cammino.
Buona domenica!
