di Betty Morello – La vita riprende con la sua frenesia, gli impegni, le cose da fare eppure dalla sera del 18 settembre, attraversando le strade del nostro paese e incontrando le persone sembra mancare qualcosa. Ci sentiamo più soli, più vuoti, come se ieri, insieme a San Benedetto, fosse partito anche un piccolo pezzo del nostro cuore.
San Fratello è tornata alla sua quotidianità, ma dentro di noi qualcosa è cambiato. Arrivato in elicottero, accolto al Monte Vecchio e poi accompagnato in corteo fino alla Chiesa Madre e da quel momento per otto giorni San Benedetto ha fatto vivere al suo paese e alla sua gente qualcosa che difficilmente riusciremo a raccontare fino in fondo. Ogni giorno una celebrazione diversa, ogni giorno un volto diverso, ma sempre la stessa fede. Ai suoi piedi sono passati sacerdoti, famiglie, bambini, malati, medici, operatori sanitari, autorità civili e militari, studenti, insegnanti, commercianti, allevatori, artigiani, portatori del Santo e gruppi pastorali.
Abbiamo inaugurato una stele nel cuore del paese, con San Benedetto che sembra guardare dall’alto ogni casa, ogni strada, ogni sua creatura. Abbiamo vissuto il Giubileo delle famiglie, dei malati e del mondo sanitario, quello della scuola e degli studenti, fino alla grande festa, il giorno dei giorni, la festa delle feste, quando migliaia di persone hanno seguito il nostro Santo in processione, trasformando San Fratello in un unico, immenso abbraccio di fede. Abbiamo avuto con noi il Vescovo di Patti Mons. Giombanco, l’Arcivescovo di Palermo Mons. Lorefice, l’Arciprete della Cattedrale di Monreale e tanti sacerdoti e frati: Fra Antonino Catalfamo, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Sicilia, Fra Alfio Lanfranco, Fra Giuseppe Maggiore, Fra Carmelo Latteri, Don Antonio Di Bella e tanti altri. provenienti da diversi lughi della diocesi e della Sicilia.
Poi è arrivato il giorno che nessuno avrebbe voluto arrivasse: il giorno del saluto e tutto è diventato più difficile. Le lacrime sono scese senza vergogna, negli occhi di tutti c’era la stessa domanda: come si fa a salutare COLUI che per otto giorni hai sentito così vicino? Eravamo felici perché avevamo avuto il privilegio di riabbracciarlo, ma eravamo tristi perché sapevamo che stava andando via; due sentimenti opposti, ma stretti nello stesso cuore.
Mentre San Benedetto lasciava la sua terra e la sua gente, abbiamo capito che alcune presenze non hanno bisogno di rimanere per essere eterne. San Benedetto è sempre stato e sempre rimarrà nelle nostre preghiere, nelle nostre lacrime, nei nostri sorrisi, negli occhi dei bambini, nelle mani degli anziani e in tutto ciò che abbiamo affidato a lui.
Un grazie immenso a tutte le autorità civili, militari e religiose, a quanti hanno lavorato instancabilmente e a tutti coloro che hanno contribuito, anche nel silenzio, a rendere possibili questi giorni. Grazie al Comitato, a quelle persone che hanno messo da parte la propria vita, le proprie famiglie, il proprio lavoro e i propri impegni per dedicarsi anima e corpo a San Benedetto e alla nostra comunità. … e poi c’è lui, Don Ciro Versaci, la nostra guida spirituale, l’uomo che in questi tre anni di Giubileo non ha mai smesso di lavorare, di pensare, di costruire e che negli ultimi dieci giorni ha dato tutto sé stesso, ha curato ogni dettaglio, affrontato ogni difficoltà, ascoltato tutti, trovato soluzioni quando sembravano non essercene. Sempre presente, sempre disponibile, sempre con quella straordinaria umanità che lo contraddistingue, per lui un semplice grazie non sarà mai abbastanza perché ha fatto molto più che organizzare delle celebrazioni: ha aiutato un intero paese a vivere un momento che rimarrà per sempre nella sua memoria.
E infine grazie a te, San Benedetto da San Fratello, per otto giorni sei tornato a casa e ci hai ricordato chi siamo, da dove veniamo e quanto siano profonde le nostre radici. Ieri ti abbiamo accompagnato via con le lacrime agli occhi e oggi ci manchi, ma forse è proprio questa la misura dell’amore: sentire il vuoto che lascia chi, anche solo per otto giorni, è riuscito a riempirci il cuore.
