di FraPè – Ieri sera 16 settembre, vigilia della festa di San Benedetto il moro nel suo paese natale, San Fratello, in una chiesa strapiena, i portatori numerosissimi hanno posto la statua del proprio Santo concittadino accanto all’altare.
L’emozione era palpabile. Tanti i volti bagnati dalle lacrime che si trasformano in preghiera, apertura alla speranza, affidamento ad un Santo che per molti è un vero punto di riferimento in un mondo dove ormai esistono poche certezze. Una di queste certezze è proprio San Benedetto che continua a camminare nelle vie del suo paese, ma soprattutto nei cuori di chi si affida alla sua intercessione, queste le parole pronunciate da Fra Alfio Lanfranco che ieri sera ha presieduto l’eucarestia arricchita dalla numerosa presenza dei portatori, allevatori e artigiani che hanno celebrato il loro giubileo.
Fra Alfio originario di San Fratello, Frate Minore, svolge il suo servizio di Guardiano a Caltagirone nel Convento di Santa Maria di Gesù, oltre ad essere Visitatore Generale per alcune province religiose del sud Italia.
Fra Alfio partendo dalla lettera ai Corinzi nella sua omelia ha messo in parallelo la comunità di Corinto con San Fratello in quanto in ogni comunità c’è la presenza di carismi e come la carità è una virtù necessaria per la comunità cristiana.
Riferendosi a San Benedetto e ricordando quel doloro incendio del 2023 che bruciò in parte il corpo incorrotto del Santo Sanfratellano, Fra Alfio ha messo in risalto l’amore, la carità che Benedetto aveva nel vivere la sua vita terrena per Dio e i fratelli. Amore che continua a consumarsi ancora oggi. “Benedetto, – afferma – Fra Alfio – si lascia bruciare consegnandosi ancora una volta al Signore. In quel caldo luglio di tre anni fa, il corpo di Benedetto brucia per amore per la sua gente, per chi con quel incendio che ha provocato venticinque roghi in tutta Palermo avvolta nelle fiamme, ha perso la vita, ha perso la casa… ha perso tutto”.
“Siamo contenti di ciò che abbiamo – chiede il frate sanfratellano, che nell’antica lingua galloitalica che sicuramente parlava anche san Benedetto, chiede come si dice felice in sanfratellano – “ non esiste la parola felice nella nostra lingua – continua Fra Alfio – per dire che siamo felici si dice ‘suama cuntant’ , siamo contenti. La contentezza di amare, la contentezza che ti da l’amore che viene da Dio, la contentezza di bruciare d’amore per Dio e i fratelli, come ha fatto e continua a fare il nostro San Benedetto”.

Riprendo un concetto di un articolo di Fra Giuseppe Di Fatta, citato anche da Fra Alfio: “Benedetto è quel chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. (Gv 12,24) Adesso le sue ceneri sono diventate un seme di Vangelo e di santità che si moltiplica a dismisura per il bene della Chiesa e la salvezza di ogni uomo.
Benedetto – scrive Di Fatta – è diventato come uno straordinario Mercoledì delle ceneri che apre un tempo forte di penitenza e prepara inevitabilmente la Pasqua di risurrezione. Pertanto sono convinto che questo centenario porterà molto frutto, perché è particolarmente… Benedetto!
Buona festa a tutti i sanfratellani sparsi nel mondo e a tutti i fratelli e sorelle che venerano San Benedetto da San Fratello, in maniera particolare i Palermitani e i tanti devoti sparsi in tutto il Sud America!
