• 17 Ottobre 2026 10:48

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San Fratello, operatori pastorali venerano S. Benedetto. Fra Giuseppe: “iniziamo a vivere il Vangelo”

Pubblichiamo l’intervento di Fra Giuseppe Benedetto Maggiore che ieri 16 settembre, ha incontrato gli operatori pastorali delle parrocchie di San Fratello.

Fra-giuseppe-Maggiore-300x200 San Fratello, operatori pastorali venerano S. Benedetto. Fra Giuseppe: "iniziamo a vivere il Vangelo"Fra Giuseppe è originario di San Fratello e la sua vocazione nasce durante il Iv Centenario della morte di San Benedetto e il suo arrivo nel suo paese natale nel 1989. Attualmente si occupa dei poveri che frequentano e vivono presso la Stazione Centrale di Messina, oltre ad essere delegato provinciale del settore dedicato agli ultimi e poveri perl Provincia dei Frati Minori di Sicilia.

Di seguito il suo intervento:

Oggi, alla vigilia della festa del nostro Santo concittadino, ci troviamo qui insieme a lui per farci illuminare e riflettere su alcuni punti che ci possono aiutare a vivere meglio il nostro servizio di operatori pastorali e soprattutto il nostro essere battezzati. Penso che sia utile partire da ciò che Benedetto da San Fratello che è un figlio di san Francesco di Assisi ha vissuto. Possiamo conoscere meglio il nostro San Benedetto se conosciamo un po’ di più il carisma francescano.

Rifletteremo su tre punti che sono alcuni dei pilastri del francescanesimo che troviamo nella Regola scritta da Francesco che il nostro Benedetto ha professato. Regola che non è un insieme di norme ma è il midollo del Vangelo.

I tre punti sono:

  • Lo spirito di orazione e devozione
  • La minorità
  • La fraternità

Lo Spirito di Orazione e Devozione

san-benedetto1-4-300x225 San Fratello, operatori pastorali venerano S. Benedetto. Fra Giuseppe: "iniziamo a vivere il Vangelo"Nella regola appena citata, scritta nel 1223, Francesco dice: «I frati ai quali il Signore ha dato la grazia di lavorare, lavorino con fedeltà e devozione, cosicché, allontanato l’ozio nemico dell’anima, non estinguano lo spirito della santa orazione e devozione, al quale devono servire tutte le altre cose temporali» (FF 88).  Da notare che la stessa cosa la scrive a Sant’Antonio da Padova. Quindi la preghiera, , non è un’astrazione, ma il motore che dà senso all’azione quotidiana. Non c’è un’ora di preghiera, non si è cristiani dalle ore alle ore, ma tutto ciò che facciamo dovrebbe partire dalla preghiera ed essere preghiera. Francesco temeva che il lavoro materiale o lo studio intellettuale potessero spegnere l’unione con Dio, per questo ci tiene tanto ad inserirlo nella regola.

In San Benedetto da San Fratello:

san-benedetto-cuoco-1-300x164 San Fratello, operatori pastorali venerano S. Benedetto. Fra Giuseppe: "iniziamo a vivere il Vangelo"Benedetto non si faceva distrarre, la sua mente era rivolta al Signore. Sappiamo che trascorse gran parte della sua vita religiosa servendo come cuoco del convento. Tra i fumi della cucina e le fatiche quotidiane per sfamare la comunità e i poveri, egli mantenne costantemente accesa la contemplazione. Il suo lavoro era un’ ampliare la preghiera. Egli realizza perfettamente la sintesi francescana: le sue mani pelano verdure e accendono il fuoco, ma il suo cuore è costantemente rapito in Dio.

Credo che in Benedetto da San Fratello si incarna ciò che dice San Paolo: Prima Lettera ai Tessalonicesi: «Pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie» (1Tessalonicesi 5,17-18). Benedetto durante la giornata, quando può scappa dai i suoi impegni senza tralasciarli o trascurarli, perchè abbiamo detto che anche quelli sono preghiera se si fanno per il Signore e con il Signore, e va a trovare Gesù Eucarestia e la Vergine Poverella, la Madre di Gesù. Alla luce di questo penso che in Benedetto dato anche la sua esperienza eremitica si incarna quella che è la spiritualità dei padri del deserto che solevano ripetere la così detta preghiera del Cuore incessantemente in modo che il cuore e la mente potessero ripetere anche nel sonno: “ Signore Gesù Cristo figlio del Dio vivente abbi pietà dime peccatore”. Francesco ripeteva: “Mio Dio mio tutto”. Se viviamo questo stile, tutto ciò che facciamo non è una distrazione dalla preghiera, ma il luogo in cui la preghiera si incarna.

La Minorità

frati15-300x207 San Fratello, operatori pastorali venerano S. Benedetto. Fra Giuseppe: "iniziamo a vivere il Vangelo"La minorità è il cuore dell’identità francescana, ma credo che deve essere una peculiarità del nostro essere cristiani. Credo fermamente che il nostro obiettivo è quello di conformarci a Cristo Povero e Crocifisso, è quello di avere gli stessi sentimenti di Cristo. Le forme, il devozionalismo, certe tradizioni non servono. Come ci diceva Mons. Lorefice Benedetto ha fatto sul serio. Ha incarnato il Vangelo, è andato alla sostanza. Ha saputo vivere la minorità, cioè l’essere sottomesso: «E siano minori e sottomessi a tutti coloro che sono in quella stessa casa» scrive Francesco che in un altro passo dice: “Siano sottomessi ad ogni umana creatura”. Ciò che Francesco e Benedetto vivono come francescani, il Vangelo lo chiama Kenosi, abbassamento ed è lo stile di Dio e di Gesù. L’icona che ogni battezzato e soprattutto chi esercita un servizio per la comunità deve fissare nella mente e nel cuora è Cristo che lava i piedi agli apostoli, a tutti gli apostoli, anche a Giuda che da li a poco l’avrebbe tradito. Il nostro sevizio pastorale non è solo per quelli che ci piacciono ma è per tutti.

San-Benedetto-e-i-poveri-300x164 San Fratello, operatori pastorali venerano S. Benedetto. Fra Giuseppe: "iniziamo a vivere il Vangelo"Benedetto ci insegna con la sua vita come non si deve rimanere attaccati ai ruoli. Lui appena finito il triennio come guardiano ritorna alle umili mansioni che oltretutto non aveva mai abbandonato. La sua minorità non era sottomissione servile, ma la scelta libera e radicale di chi riconosce che l’unica vera grandezza sta nel farsi piccoli per amore di Cristo, rimanendo umile “in tutto e sempre pieno di fede nella divina Provvidenza”.

Il rischio di impossessarsi dei ruoli, di sentirsi migliori perché operiamo in parrocchia, è forte. Così come è un rischio quello di sentirsi migliori degli altri. Un altro rischio è non sentirsi apprezzati perché un determinato incarico viene dato a te e non a me.

Purtroppo sia nel mondo ecclesiale, così come nel mondo sociale, a volte contano i titoli di studio, i titoli academici, le simpatie, prevalgono i pregiudizi, ma ricordiamoci che Gesù si fece uno dei tanti e sceglie e predilige gli ultimi, ciò che il mondo ritiene scarto, disprezzato. Benedetto era nero, analfabeta, sicuramente non era alto, forse ne anche bello, San Francesco non lo era ci dicono le fonti. Eppure il Signore ama ciò che è disprezzato, messo da parte. Aspetta il tuo turno, non ti preoccupare perché anche se agli occhi degli uomini vali poco agli occhi di Dio vali tanto. Tu cingiti l’asciugatoio e servi alla maniera di Cristo senza mormorazioni.

La fraternità

San-Benedetto-servizio-300x164 San Fratello, operatori pastorali venerano S. Benedetto. Fra Giuseppe: "iniziamo a vivere il Vangelo"Questo tema si allaccia a ciò che stavamo dicendo. San Bernardo diceva che la vita fraterna è massima penitenza, Francesco di Assisi invece mette la fraternità al primo posto. Per Francesco, i compagni non sono una scelta umana, ma un dono divino, nel testamento scrive: “il Signore mi donò dei fratelli”. Francesco insiste affinché i frati si amino e si servano reciprocamente, mostrando familiarità tra loro (Regola Bollata, Cap. VI).

Benedetto nonostante le sue origini servili e il colore della pelle, che in quel secolo lo esponevano a forti pregiudizi sociali, Benedetto trovò e costruì la vera fraternità evangelica all’interno del convento di Santa Maria di Gesù. Egli non considerò mai la sua condizione o le discriminazioni subite come ostacoli, ma si donò interamente ai fratelli.

Abbiamo detto più volte che fu guardiano, ma non esercitò mai la sua autorità come potere, ma come servizio fraterno e custodia di ogni singolo frate.

san-benedetto-fraternita-300x164 San Fratello, operatori pastorali venerano S. Benedetto. Fra Giuseppe: "iniziamo a vivere il Vangelo"La fraternità è l’accoglienza dell’altro come dono, sul modello del comandamento di Gesù: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Giovanni 15,12).

Chiediamoci se veramente consideriamo l’altro fratello e non un rivale, un ostacolo.  Il servizio che svolgete non è un’attività occupazionale, non ho nulla da fare e vado in chiesa. Non è fare beneficenza, ma il dono di se stessi.

Non è la soluzione ai problemi dell’altro. Ma la testimonianza di un amore fraterno che significa custodia e cura. Una volta in stazione ho sentito una frase che mi ha davvero fatto male: “sono qui per dare da mangiare, poi quello che fanno girando l’angolo non è affare mio.”

San-Benedetto-in-preghiera-300x164 San Fratello, operatori pastorali venerano S. Benedetto. Fra Giuseppe: "iniziamo a vivere il Vangelo"Il servizio che svolgete nasce dalla relazione che abbiamo con il Signore, nasce dalla vita sacramentaria: dalla riconciliazione con se stessi e con gli altri. È il prolungamento dell’eucarestia. È incarnare la Parola ascoltata, meditata, ruminata. È il confronto con la comunità che deve trasformarsi in fraternità.

Concludo con le parafrasando Don Tonino Bello “si alzò da tavola”. Da quale tavola, dalla mensa eucaristica. Spezzò il pane e lo diede, prese il calice e disse… e poi conclude fate questo in memoria di me. Spezzarsi, versare se stessi, farsi pane. Questo ci insegna Benedetto che nella sua vita ha fatto questo. Viveva la fraternità dentro il convento e poi di sera e di notte stave con gli ultimi… con la carne di Cristo come la definiva Papa Francesco.

Se non iniziamo a vivere il Vangelo la visita di san Benedetto serve a poco. Faccio mie le parole del mio provinciale: “quando torna a Palermo deve dire ai palermitani che è fiero di essere sanfratellano perchè ha visto un Popolo, il suo Popolo che vive il Vangelo, che si cinge I fianchi con il grembiule e serve alla maniera di Cristo Gesù”. Gloriarci che abbiamo un santo concittadino e non seguirne le orme sarebbe sarebbe da ipocriti.

Che San Benedetto ci accompagni e ci protegga!