Commento di Suor Cristiana Scandura
Martedì della XIII settimana del Tempo Ordinario
Letture: Am 3,1-8;4,11-12 Sal 5 Mt 8,23-27
“Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva” (Mt 8,23s).
Proprio nel momento del pericolo, i discepoli si sentono abbandonati da Gesù, che in realtà è ben presente, ma dorme. In preda alla paura e all’angoscia lo svegliano, dicendogli: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”.
A dire il vero, l’evangelista Marco, nel passo parallelo, usa, come sempre, un linguaggio un po’ più colorito e pone sulla bocca dei discepoli (chissà forse di Pietro), la cruda espressione: “Maestro, non t’importa che moriamo?” (Mc 4,38). Questa espressione mi piace molto e, secondo me, ci starebbe molto bene nei nostri formulari di preghiera. Intanto è straordinariamente efficace: Gesù esaudisce prontamente questa preghiera. Poi, non c’è pericolo che la dimentichiamo, perché la paura o l’angoscia o l’ansia per le situazioni che talvolta ci troviamo a vivere ce la faranno ricordare molto facilmente sia per la sua brevità, che per il suo contenuto.
Infine, da tutto il contesto, mi sembra che sia pronunciata con un tono misto di fede e di rabbia e non so quale dei due sentimenti prevalga. Tutto questo fa di essa una preghiera molto confacente a noi. Che ne pensate?
