• 5 Settembre 2026 8:10

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Suor Cristiana Scandura

San Bartolomeo

Letture: Ap 21,9-14   Sal 144   Gv 1,45-51

“Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?» Filippo gli rispose: «Vieni e vedi»” (Gv 1,45s).

Il Vangelo odierno racconta l’incontro di Natanaele con Cristo. Se guardiamo obiettivamente i fatti narrati, sembra proprio che questo futuro apostolo non abbia iniziato con il piede giusto, eppure Gesù ne tesse un elogio tale da farlo arrossire: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”.

Si tratta di un elogio che richiama il testo di un Salmo: “Beato l’uomo nel cui spirito non c’è inganno” (Sal 32,2), ma che suscita la curiosità di Natanaele, il quale replica con stupore: “Come mi conosci?”. La risposta di Gesù non è immediatamente comprensibile. Egli dice: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”.

Non sappiamo che cosa fosse successo sotto questo fico. È evidente che si tratta di un momento decisivo nella vita di Natanaele. Da queste parole di Gesù egli si sente toccato nel cuore, si sente compreso e comprende: quest’uomo sa tutto di me, a quest’uomo posso realmente affidarmi.

La vicenda di Natanaele ci suggerisce questa riflessione: nel nostro rapporto con Gesù non dobbiamo accontentarci delle sole parole. Filippo, nella sua replica, fa a Natanaele un invito significativo: “Vieni e vedi!”. La nostra conoscenza di Gesù ha soprattutto bisogno di un’esperienza viva: la testimonianza altrui è importante, poiché di norma tutta la nostra vita cristiana comincia con l’annuncio che giunge fino a noi ad opera di una o più testimonianze. Ma poi dobbiamo essere noi stessi, in prima persona, a lasciarci coinvolgere da Gesù, a conoscerlo e a seguirlo in prima persona.