• 23 Luglio 2024 16:20

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60° di sacerdozio di Fra Pietro: “Rendo grazie al Signore, per avere conservato in me la fiducia in Gesù”

di FraPè – Nei suoi 85 anni, seduto su una carrozzina per ringraziare il Signore per sessant’anni di sacerdozio. Un dono per tutta la Chiesa che Fra Pietro Sorci da autentico figlio di Francesco di Assisi ha saputo elargire a tutti coloro che hanno incrociato la sua strada.

La celebrazione Eucaristica presieduta da Fra Pietro  si è svolta nel giardino del convento di Sant’Antonio alla presenza di diversi confratelli Frati Minori, presbiteri, diaconi, alcuni docenti della Facoltà teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista“ con il Preside don Vito Impellizzeri il quale ha espresso i sentimenti della sua gratitudine per l’attività di docente definendolo un “gigante” della facoltà. Nel corso della celebrazione Fra Pietro, ha voluto ricevere insieme ad altri confratelli dell’Infermeria Provinciale dei Frati Minori dove Fra Pietro risiede, il Sacramento dell’unzione dei malati che è stato amministrato dal padre guardiano, fra Salvatore Di Bartolo. Al termine della liturgia il vicario episcopale, don Filippo Custode ha letto un messaggio augurale dell’arcivescovo mons. Corrado Lorefice fuori sede con il Clero giovane.

Al termine della celebrazione i frati hanno invitato tutti per un’agape fraterna, dando la possibilità di salutare Fra Pietro e i frati infermi.

fra-pietro-sorci-300x233 60° di sacerdozio di Fra Pietro: "Rendo grazie al Signore, per avere conservato in me la fiducia in Gesù"

Di seguito l’omelia di Fra Pietro

“Circondato dall’affetto di tanti, confratelli e amici, oggi rendo grazie con tutto il cuore al Signore per avermi chiamato al presbiterato, a servizio della missione del popolo di Dio, popolo profetico e sacerdozio regale, che è la Chiesa, con l’annuncio del Vangelo e la presidenza della liturgia. Essa, arricchita di una moltitudine di carismi e ministeri, ha la vocazione di elevare a Dio con Cristo e per Cristo la lode e la azione di grazie della creazione e di annunciare le grandi opere di Dio che tutti chiama alla sua ammirabile luce, e di implorare sul mondo per mezzo di Cristo la discesa dello Spirito che fa nuove tutte le cose, e in quanto tale è icona di come Dio ha pensato e vuole l’intera famiglia umana.

Sessant’anni fa, nell’ingenuità dell’entusiasmo giovanile, con un po’ di presunzione, scrivevo nell’immaginetta ricordo: «Che io splenda, Signore, come fiaccola nel mondo, donando a tutti una scintilla di vita».

In occasione del cinquantesimo più realisticamente ho scritto: «Padre santo, ti rendo grazie perché nella tua bontà mi hai chiamato per stare con te e servirti nella Chiesa, sposa di Cristo. Donami ancora la gioia e la forza dello Spirito Santo per essere annunciatore forte e mite del Vangelo, dispensatore fedele dei tuoi misteri, testimone credibile di speranza, perché possa presentarmi a te con una moltitudine di fratelli».

Questa preghiera ripeto ogni mattino.

Al compimento dei sessant’anni di presbiterato, posso dire con umiltà e sincerità che nell’esercizio del mio ministero ho cercato di trasmettere a coloro che il Signore mi ha fatto incontrare, come ho potuto, la fiducia, la speranza e la gioia dello amore di Dio, amore appassionato alla Chiesa e alla sua liturgia, amore per la vita, per ciò che è bello e per il lavoro ben fatto.

Gli anni a partire dal 2018 sono stati contrassegnati da una serie di malattie, di ricoveri in ospedale e di interventi chirurgici che hanno indebolito progressivamente le mie forze, la mia autonomia e le mie capacità di lavoro e ora mi trovo qui sulla sedia a rotelle, dipendente da tutti, bisognoso di cure giorno e notte. Ma con la grazia di Dio, non mi abbatto, mi consegno ogni giorno alle sue mani paterne e materne, buone, misericordiose e forti, e accolgo con gratitudine come suo regalo tutte le cure e le delicatezze che ricevo dai confratelli, dal personale e da chiunque. La conoscenza e la celebrazione della eucaristia – che significa letteralmente azione di grazie – mi  ha insegnato negli anni a rendere grazie per tutto e a tutti, ma in questi ultimi tempi la gratitudine è divenuta nota dominante dei miei giorni e della mia preghiera, e allenamento per l’eucaristia che spero di celebrare eternamente nel cielo. Ringrazio il Signore per i miei genitori che mi hanno trasmesso la fede, per i miei maestri e formatori, per i confratelli e gli amici, per i colleghi e gli allievi della Facoltà teologica, per i fratelli e le sorelle – mi riferisco particolarmente alle Missionarie secolari del Vangelo di cui sono stato assistente oltre 30 anni – che con la loro fede mi sono stati di esempio, di stimolo e d’incoraggiamento.

Chiedo al Padre del Signore Gesù, e a tutte le persone che hanno incrociato il mio cammino in questi anni, perdono per tutte le mie infedeltà, per il cattivo esempio dato, per la poca disponibilità all’accoglienza e all’ascolto, per le omissioni e il tempo non impiegato per lui e per i fratelli. Da parte mia non ho da perdonare niente a nessuno, perché, se per caso da qualcuno sono stato offeso o trattato ingiustamente, l’ho dimenticato.

Rendo grazie al Signore, per avere conservato in me la fiducia in Gesù Cristo, fedele e misericordioso, la speranza di un mondo di pace e di fraternità che, risuscitando Gesù Cristo crocifisso, egli si è impegnato a creare, lo stupore dinanzi alle cose belle e buone, dovunque si trovino, che sono opera di Dio da chiunque siano compiute, il gusto dell’amicizia, il piacere di dire grazie e la gioia di vivere. Spero di perseverare sino alla fine in questi atteggiamenti.

Gli chiedo soprattutto di usarmi misericordia e di far fruttificare quel poco di buono e di bello che con la tua grazia ho seminato, e che, quando giungerà la mia ora, mi accolga nella santa Gerusalemme, tra i suoi amici, associandomi alla liturgia che si celebra nel cielo e all’opera di salvezza degli uomini che egli non cessa di realizzare nel mondo”.