La finalità della commissione, che viene istituita presso la Rota Romana con la partecipazione di un vescovo della Conferenza episcopale italiana, è quello di “sostenere le Chiese che sono in Italia nella ricezione della riforma”. Francesco ricorda che il vescovo ha ricevuto la potestà di giudicare, e sottolinea nuovamente che “il ministero giudiziale” del vescovo “per natura sua postula la vicinanza tra il giudice e i fedeli”, facendo così sorgere “almeno un’aspettativa da parte dei fedeli” di potersi rivolgere al tribunale del proprio vescovo “secondo il principio della prossimità”.
Inoltre il Papa, ricordando le norme emanate nel 2015, ribadisce che, sebbene sia consentito al vescovo diocesano di accedere ad altri tribunali, questa facoltà va considerata un’eccezione e pertanto ogni vescovo “che non ha ancora il proprio tribunale ecclesiastico, deve cercare di erigerlo o almeno adoperarsi affinché ciò diventi possibile”. Francesco scrive che la Conferenza episcopale italiana “distribuendo equamente alle Diocesi le risorse umane ed economiche per l’esercizio della potestà giudiziale, sarà di stimolo e aiuto ai singoli Vescovi affinché mettano in pratica la riforma del processo matrimoniale”. E ripete quanto da lui già indicato nel discorso alla Cei del maggio 2019: “La spinta riformatrice del processo matrimoniale canonico – caratterizzata dalla prossimità, celerità e gratuità delle procedure – passa necessariamente attraverso una conversione delle strutture e delle persone”.
Per favorire questa conversione, sei anni dopo l’entrata in vigore delle nuove norme, il Papa costituisce presso il Tribunale della Rota Romana una “Commissione pontificia ad inquirendum et adiuvandum (per verificare e aiutare, ndr) tutte e singole le Chiese particolari in Italia”. La presiede il Decano della Rota, Alejandro Arellano Cedillo; vi fanno parte i due giudici rotali Vito Angelo Todisco e Davide Salvatori, e il vescovo di Oria Vincenzo Pisanello. Il compito della Commissione sarà “constatare e verificare la piena ed immediata applicazione della riforma” nelle diocesi italiane, “nonché suggerire alle stesse quanto si ritenga opportuno e necessario per sostenere e aiutare il proficuo prosieguo della riforma, di modo che le Chiese che sono in Italia si mostrino ai fedeli madri generose, in una materia strettamente legata alla salvezza delle anime”, come sollecitato anche dal Sinodo straordinario sulla famiglia. Al termine del suo lavoro la Commissione elaborerà una relazione dettagliata sull’applicazione delle nuove norme sulla nullità matrimoniale in Italia.
