• 9 Febbraio 2026 11:41

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Giovedì della XIX settimana del Tempo Ordinario

Letture: Gs 3,7-10.11.13-17; Sal 113; Mt 18,21-19,1

Riflessione biblica

“Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?” (Mt 18,21-19,1). Umanamente parlando, c’è un limite anche alla pazienza, per questo ci sembra che Pietro sia stato generoso: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?” (18,21). Gesù va oltre l’umano, vuole una giustizia superiore (Mt 5,20): “Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13). Pietro lo comprese più tardi, quando scrisse che “Gesù, insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti” (1Pt 23-24). In base a ciò, la risposta di Gesù: “settanta volte sette” non indica una misura illimitata, ma la volontà di andare oltre ogni misura, perché l’amore non ha misura: “La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,4-7). L’amore di Gesù crocifisso è la nostra misura: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Lui “abiti per mezzo della fede nei nostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siamo in grado di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siamo ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,17.19). Lui ci insegni la pazienza infinita di Dio: “Tu, nostro Dio, sei buono e veritiero, sei paziente e tutto governi secondo misericordia” (Sap 15,1).

Lettura esistenziale

“Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?»” (Mt 18, 21). Poiché “tutti quanti noi manchiamo in molte cose” (Gc 3, 2), abbiamo bisogno del perdono di Dio e del perdono reciproco, come del pane quotidiano. Il distintivo del cristiano è l’amore; l’amore non solo a quelli che ci fanno del bene, ma anche ai nemici. Il perdono è una condiziona essenziale e imprescindibile dell’amore. L’amore è l’ingrediente che dà sapore alla nostra vita, che rende ogni giorno degno di essere vissuto. Gli evangelisti, per indicare l’amore di Dio usano il termine: Àgape, che indica un amore disinteressato, gratuito, smisurato, totale e incondizionato, quell’amore che ci permette di lavare i piedi al prossimo, di amare il nemico, di accogliere chi ci sta antipatico, ecc…. Questo è un amore diverso e superiore all’amore di amicizia (Filéo) che ci fa scegliere e amare alcune persone con le quali abbiamo qualche affinità o che ci stanno simpatiche ed escluderne altre e ci fa assomigliare invece al modo di amare di Dio che non esclude nessuno. Siamo stati creati da Dio per amore e la nostra vocazione è amare. L’amore ce lo abbiamo scritto nel cuore, nel nostro DNA. Se assecondiamo ciò per cui siamo stati creati, siamo felici e pienamente realizzati e la Grazia risplende sul nostro volto; se, al contrario, prendiamo un altro orientamento, perdiamo la somiglianza con Dio, assumendo dei comportamenti che non ci si addicono e perdendo quei connotati di umanità, di tenerezza, di fraternità, di amore che ci sono propri e che ci dovrebbero invece contraddistinguere. Viviamo come se ogni giorno della nostra vita fosse l’ultimo. Se oggi dovessimo spiccare il volo verso il Cielo, quale ricordo di noi vorremmo lasciare? Desideriamo che il nostro ricordo sia una benedizione e produca frutti di pace e di letizia?