• 9 Febbraio 2026 11:39

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

La fede come una festa dell’incontro con l’altro

Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore

XXVIII Domenica del tempo Ordinario (A)

Letture: Is 25,6-10; Sal 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14

(Il re) mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. (…) 

Il Vangelo non si stanca di ripetere che la fede è un dono, che tutto è dono. Che gli operai della prima ora vengono pagati come quelli dell’ultima ora, che nonostante uccidano i servi il re manda l’unico Figlio anch’egli ucciso, ma il Re non demorde dona la vigna ad altri. Oggi abbiamo il rifiuto dei commensali al banchetto di nozze, ma anche in questo contesto il Re non si scoraggia. Manda ai crocicchi delle strade i propri servi per invitare chi è disponibile.

E chi sono questi nuovi invitati così disponibili?
La logica di Dio si scontra con quella dell’uomo, per il Signore la meritocrazia a quanto pare non serve. I nuovi invitati sono tutti quelli che si trovano per la strada, cattivi e buoni. Zoppi, storpi, ciechi, lebbrosi, peccatori. Tutti quelli che, nella loro semplicità e povertà, accolgono la proposta di Dio purché siano pronti ad indossare la veste adatta per quel banchetto speciale. Una veste che è disponibile per tutti. E’ la veste della gratitudine, della nostra purificazione, della nostra risposta generosa e felice all’amore di Dio. La veste è l’accoglienza che si ha verso la Parola, verso l’altro anche se è diverso da me…

L’abito è la fede: non si può dire di essere credenti e continuare ad indossare un abito vecchio. Credere significa cambiare mentalità, abbandonare la logica del primo posto, dell’arrivismo. Con il Signore non funziona “do ut des”, “io do affinché tu dia”. Il dono è gratuito

Il Signore vuole te, vuole ognuno di noi. Vuole il nostro tempo, non solo la nostra presenza ma la tutta la nostra attenzione, il nostro cuore… vuole noi ad uno ad uno. Vuole che tu, io, noi ci trasformiamo in Pane donato agli altri come Lui si dona a noi. Senza questo atteggiamento nuovo, potremmo anche banchettare con Dio – cioè andare a Messa – ma non ci servirà a nulla. Quella Messa rimarrà un rito vuoto e sterile che serve (forse) a mettere in pace le nostre coscienze.

Chiediamo al Signore di renderci capaci di mangiare tutti lo stesso pane, di accoglierci reciprocamente, ognuno con le proprie diversità, ma con la stessa volontà di condivisione della fatica e della gioia, liberi di fare festa con chi tutto ci ha donato.

Dobbiamo chiederci cosa questa pagina evangelica dice al nostro tempo più incline alla selezione, alla separazione che alla inclusione, che rende le periferie meno accessibili e più distanti, se ci si riconosce nella varietà e multiformità dei commensali di quella sala come un’unica famiglia.

Finche non si capisce che più di religione si dovrebbe parlare di Fede come un dono da parte di Dio, ci saranno sempre vespai nelle piccole comunità così come nelle grandi, sino a sfociare in guerre come quelle che stiamo vivendo oggi.

Ci si uccide (e non solo con le armi) in nome di Dio e non si capisce che si sta ancora una volta uccidendo Dio presente nell’altro, non capendo che credere significa vivere la vita ed evitare la morte morale, spirituale e fisica.

Buona domenica!