• 9 Febbraio 2026 11:41

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Chiesa di San Nicolò - San Fratello (Foto Nardone)

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedì della IX settimana del tempo Ordinario

Letture: 2Pt 1,2-7; Sal 90; Mc 12,1-12

Riflessione biblica

“La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo” (Mc 12,1-12). La “vigna”, immagine del popolo di Dio, è quella descritta da Is 5,1-7, ma l’interesse principale dell’evangelista Marco è presentare Gesù, “l’erede”, crocifisso per noi, ma che Dio ha risuscitato dai morti per la nostra salvezza. Lui, la pietra scartata dai costruttori, è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (At 4,10-12). Forse, siamo tentati di vedere in quei “costruttori” solo il popolo giudaico, ma è più appropriato vedere “ogni uomo” che rifiuta con l’incredulità le cure amorevoli di Dio: “Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso. Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo” (1Pt 2,6-8). Per questo siamo invitati ad “avvicinarci a Gesù, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive costruite come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo” (1Pt 2,4-5). Gesù è il fondamento della nostra fede (1Cor 3,11) e su questo fondamento noi tutti, nel battesimo, “siamo tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in noi” (1Cor 3,16). Per mezzo dello Spirito di Gesù possiamo chiamare Dio nostro Padre, operare in lui il nostro cammino di santità ed essere partecipi della sua gloria: “Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria” (Rom 8,15.17).

Lettura esistenziale

“Gesù si mise a parlare loro in parabole: «Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano»” (Mc 12, 1). La vite produce uva buona, ma gli affittuari la trattengono per sé. Non sono disposti a consegnarla al proprietario. Bastonano e uccidono i messaggeri di lui e uccidono il suo Figlio. La loro motivazione è semplice: vogliono farsi essi stessi proprietari; si impossessano di ciò che non appartiene a loro. Gli affittuari non vogliono avere un padrone – e questi affittuari costituiscono uno specchio anche per noi. Noi uomini, ai quali la creazione, per così dire, è affidata in gestione, la usurpiamo. Vogliamo esserne i padroni in prima persona e da soli. Vogliamo possedere il mondo e la nostra stessa vita in modo illimitato. Laddove però l’uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere la giustizia. Là può dominare solo l’arbitrio del potere e degli interessi. Con questo Vangelo il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell’Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso: “Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto” (2,5). Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la sua serietà nella nostra anima, gridando allo stesso tempo al Signore: “Aiutaci a convertirci! Dona a tutti noi la grazia di un vero rinnovamento! Non permettere che la tua luce in mezzo a noi si spenga! Rafforza tu la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore, perché possiamo portare frutti buoni!”.