• 9 Febbraio 2026 8:16

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedì della I settimana di Avvento

Letture: Is 2,1-5; Sal 121; Mt 8,5-11

Riflessione biblica

“Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”. È la promessa di Gesù, e in contesto di Avvento ci indica alcune realtà molto importanti per il nostro cammino spirituale. La via dell’umiltà: “Signore, non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e io sarò guarito”. Non è una formula, ma convinzione di fede, che scaturisce dalla parola di Dio: “Su chi volgerò lo sguardo? Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito e su chi trema alla mia parola” (Is 66,2). Gesù viene, per rimanere con noi e ricolmarci della sua grazia: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14). Egli ci indica la via della salvezza: la sua parola ci guarirà dai nostri mali spirituali: infedeltà, incoerenza, pigrizia e tanti altri mali interiori. Abbiamo bisogno che Gesù venga a guarirci: “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38). La sua presenza nella parola ci illumina e ci illustra il cammino della santità, vera guarigione dell’anima. Il suo avvento tra noi ci stimola a crescere, anzi che “Gesù cresca e il nostro io diminuisca” (Gv 3,30). La sua dimora in noi e tra noi sarà sorgente di grazia e di benedizione: guardando Gesù e sentendolo vivo e operante ci stimolerà a camminare nell’amore come lui ha camminato (1Gv 2,6). La sua grazia illuminerà gli occhi della mente e del cuore per amare come lui ha amato: “Se camminiamo nella sua luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato” (1Gv 1,7) e ci guarirà dalle nostre miserie, per vivere nell’amore e per l’Amore.

Lettura esistenziale

“Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito” (Mt 8, 8). Queste sono le parole che usiamo di solito prima dell’incontro con Cristo Eucarestia. Tuttavia non consideriamo quasi mai, la fede che dovrebbe accompagnare l’espressione così naturale e così vera di quest’uomo. Il centurione fa capire a Gesù che la sua Fede in Lui è così grande da non avere necessità di nessun altro segno, o di chissà quale prova concreta se non unicamente il Suo semplice comando. Per lui è sufficiente la parola di Gesù a mutare le carte in tavola, senza necessità di manifestazioni straordinarie, verifiche, controprove. Mentre noi sentiamo, invece, costantemente il bisogno di segni, di indizi, di gesti, di garanzie forse perché non abbiamo veramente fede in Lui. Ricerchiamo così la manifestazione esteriore, perché non crediamo che Lui sia in grado di mutare la sostanza delle cose. La password di oggi, invece, è ‘fidarsi’ della Parola senza chiedere altri ‘segni’. Il segno migliore è la fiducia. È riuscire a pregare con la convinzione di essere già stati ascoltati. È consegnarsi nella consapevolezza che se Dio dice che ci ama, non può mai andare conto l’amore perché opererebbe contro se stesso. La fede è riuscire a credere a questo amore e non alla realtà degli eventi nella loro superficie. Un bimbo non fa troppe teorie sui pericoli se è nelle braccia della madre o del padre. Vive nell’intima certezza che è la vicinanza di quella persona che lo fa sentire al sicuro ininterrottamente. La fede ci viene donata, ma riuscire a dare fiducia dipende da una nostra libera scelta.