Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Mercoledì della I settimana di Avvento
Letture: Is 25,6-10 Salmo 22 Mt 15,29-37
Riflessione biblica
“Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; ed egli li guarì” (Mt 15,29-37). Ieri, Gesù è stato presentato come il Messia dei poveri; oggi, è il Messia che “asciuga le lacrime del popolo di Dio” (Is 25,8) e lo rafforza con il “banchetto (Is 25,6) del suo corpo e del suo sangue”, cibo di vita eterna. L’Avvento ci ricorda che Gesù è venuto tra noi, ha preso su di sé le nostre infermità e dalla sue piaghe siamo stati guariti” (Is 53,5). Di più: egli venne e “portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siamo stati guariti” (1Pt 2,24). La sua venuta è grazia, non solo per i malati nel corpo, ma soprattutto per quelli che soffrono nello spirito: “Siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1Cor 6,11). La sua grazia ci guarisce e ci purifica con la sua misericordia, ma soprattutto ci sostiene con il pane di vita eterna e il sangue di salvezza: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51). Nutriamoci con il corpo e sangue del Signore Gesù, mangiamolo con decoro e santità di vita: “Ciascuno esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1Cor 11,28-29). Nutriamoci di Gesù e allora rimarremo in lui e vivremo di lui, che ci conduce alla santità: “La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda; chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,55-56). Non solo, ma “colui che mangia me vivrà per me” (Gv 6,57).
Lettura esistenziale
“Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene” (Mt 15, 36s). La folla è colpita dal prodigio della moltiplicazione dei pani; ma il dono che Gesù offre è pienezza di vita per l’uomo affamato. Gesù sazia non solo la fame materiale, ma quella più profonda, la fame di senso della vita, la fame di Dio. Di fronte alla sofferenza, alla solitudine, alla povertà e alle difficoltà di tanta gente, che cosa possiamo fare noi? Lamentarsi non risolve niente, ma possiamo offrire quel poco che abbiamo, come il ragazzo del Vangelo. Abbiamo certamente qualche ora di tempo, qualche talento, qualche competenza. Chi di noi non ha i suoi “cinque pani e due pesci”? Tutti ne abbiamo! Se siamo disposti a metterli nelle mani del Signore, basteranno perché nel mondo ci sia un po’ più di amore, di pace, di giustizia e soprattutto di gioia. Quanta è necessaria la gioia nel mondo! Dio è capace di moltiplicare i nostri piccoli gesti di solidarietà e renderci partecipi del suo dono. La nostra preghiera sostenga il comune impegno perché non manchi mai a nessuno il Pane del cielo che dona la vita eterna e il necessario per una vita dignitosa, e si affermi la logica della condivisione e dell’amore.
