Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore
II Domenica di Pasqua
Letture: At 5,12-16 Sal 117 Ap 1,9-11.12-13.17-19 Gv 20,19-31
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!»
Gesù non ci chiede di essere perfetti, ma veri. Tommaso lo è, non ha paura di nascondere i dubbi, guardarli in faccia e dargli un nome: “non ci cedo”. Il Risorto aveva già fatto visita agli apostoli che con entusiasmo hanno raccontato tutto a Tommaso, ma lui non crede. Non crede alle parole dei suoi compagni che, come lui nel momento dell’arresto sono scappati tutti e sotto la croce non c’era nessuno a parte Giovanni e le donne. Eppure Gesù non li abbandona, si fa presente, si fa vivo in mezzo a loro dicendo “Pace a voi”.
Pace a voi, sui sensi di colpa, sul non accettare i fallimenti, pace sulla tua vita infelice, pace a te che non dormi perché porti dentro di te una malattia inguaribile, pace a te che non trovi lavoro… Pace, questa parola possa accarezzare il tuo cuore così come quella sera dopo otto giorni dalla Resurrezione accarezzò il cuore degli apostoli. Pace è una parola scomoda che muore nelle ipocrisie dei potenti della terra. Muore nelle città distrutte, negli ospedali bombardati, e vorrebbe vivere nelle vite di quei bambini che da quando sono nati non conoscono la parola pace!
Tommaso è chiamato didimo, cioè gemello. Oggi lo sento mio gemello e se ci rifletti è anche gemello tuo. A causa dell’incoerenza, dell’ipocrisia di chi ha ruoli di responsabilità, siamo avvolti dai dubi. Anche noi come Tommaso diciamo non credo a tutto ciò che mi raccontate, che scrivete, che pubblicate sui social per accaparravi la simpatia e il consenso di tantissimi fratelli e sorelle che non vengono educati alla pace, ma all’odio seminato quotidianamente da opere e proclami che hanno il sapore della discriminazione, della sete di potere e di guadagno, di divisione… di disumanità
Tommaso a differenza nostra ritorna, rimane, si accorge di quei fori lasciati dai chiodi, della ferita al costato, e ci mette le mani dentro per poi fare la più bella professione di fede che si potesse fare: “Mio Signore mio Dio”.
Usciamo dalle stanze della nostra paura, dei nostri fallimenti, dai nostri sensi di colpa, mettiamole ste mani nelle ferite dei tanti costati aperti, nelle tante mani forate dalle ingiustizie sociali e politiche. Purtroppo non mancano le ingiustizie e le incoerenze neanche nell’ambito religioso. Chiediamoci perché molti giovani non credono più nella Chiesa.
Cari giovani avete ragione, come potete credere in chi ogni giorno si scanna per il primo posto, per avere privilegi, per avere una vita comoda? Ma Tommaso non abbandona, rimane e da la vita per Cristo.
C’è un astag di una squadra di calcio che dice #sinoallafine. È Gesù il mio Signore e mio Dio, come diceva Francesco di Assisi: “Mio Dio e mio tutto”. Sii tu la spina nel fianco di chi va per vie comode ma pericolose, sii tu strumento di pace, sii tu testimone di chi si identifica con lo straniero, il carcerato, l’ammalato, l’escluso… lo scarto per poterlo riconosce e d esclamare con fede “mio Signore e mio Dio” e rimanere suo testimone sino alla fine.
Buona domenica!
