Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Venerdì della V settimana di Pasqua
Letture: At 15,22-31; Sal 56; Gv 15,12-17
Riflessione biblica
“Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,12-17). Amici di Gesù: tutto gira attorno a tale “amicizia”, realtà bella, difficile, impegnativa. L’amicizia è bella: “Un amico fedele è rifugio sicuro: chi lo trova, trova un tesoro.
Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è misura per il suo valore. Un amico fedele è medicina che dà vita: lo troveranno quelli che temono il Signore” (Sir 6,14-16). L’amicizia è difficile: non è sentimento, ma realismo di vita che si fa dono per la persona che si ama: “Se vuoi farti un amico, mettilo alla prova e non fidarti subito di lui. C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura” (Sir 6,7-8). L’amicizia è impegnativa: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13). Per questo, l’amicizia deve avere tre connotati chiari: è tra uguali, si instaura nella verità, cresce nell’amore reciproco. È tra uguali: “Il Signore nostro Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor 8,9); e ancora: “Svuotò se stesso assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil 2,7). S’instaura nella verità: “Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità” (1Gv 1,6). Cresce nell’amore reciproco: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35). Condivide gioie e dolori: “Mi lascio crocifiggere con Cristo, non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,19-20). L’amicizia con Gesù è dono di amore che ci rinnova e ci fa crescere: “Agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Rinnoviamoci nello spirito e rivestiamo l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità” (Ef 4,15.24).
Lettura esistenziale
“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,9-11). Di amore parliamo come di un nostro compito. Ma noi non possiamo far sgorgare amore se non ci viene donato. Siamo letti di fiume che Dio trasforma in sorgenti. “Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9). Nell’amore si entra e si dimora. Rimanete, non andatevene, non fuggite dall’amore. Spesso all’amore resistiamo, ci difendiamo. Abbiamo il ricordo di tante ferite e delusioni, ci aspettiamo tradimenti. Ma Gesù ti dice: “arrenditi all’amore”. Se non lo fai, vivrai sempre affamato. Gesù è Colui che ci guarisce dal nostro disamore. E la gioia è il sintomo che ci assicura che stiamo camminando bene, che siamo sulla via giusta, che la nostra strada punta diritta verso il cuore caldo della vita. L’amore è da prendere sul serio, ne va del nostro benessere, della nostra gioia. Il nostro Dio è un Dio felice che spende la sua pedagogia per tirar su figli felici, che amino la vita con libero e forte cuore e ne provino piacere, e ne gustino la grande bellezza (Ermes Ronchi).
