• 9 Febbraio 2026 12:18

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Giovedì della X settimana del tempo Ordinario

Letture: At 11,21-26;13,1-3   Sal 97   Mt 10,7-13

Riflessione biblica

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20-26). gesu-2-300x147 Fu scritto, ma io vi dico... AmaPer scribi e farisei, la giustizia è armonia con la legge divina, corrispondenza tra ciò che si pensa e si fa con i comandamenti di Dio. Per Gesù è rapporto d’amore con Dio e con il prossimo. È dono di salvezza, non basata sui meriti, ma sulla misericordia di Dio: “Noi, Signore, presentiamo le nostre suppliche davanti a te, confidando non sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia” (Dan 9,18). Tale giustizia è esigente: non esistono precetti grandi e precetti piccoli, ma la volontà di portare a compimento nell’amore il progetto di Dio su di noi. Non si tratta di dare una nuova interpretazione ai comandamenti, ma di viverli in Gesù e con lo spirito di Gesù: in lui anche il più piccolo comandamento prende senso e dà forza al nostro cammino spirituale. Così, la relazione con il fratello non si limita a “non uccidere”, ma evita l’ingiuria, l’isolamento che elimina il fratello dal proprio cuore e dall’orizzonte dei suoi pensieri e sentimenti. La relazione con il nostro prossimo non può regolarsi in base alle “parolacce”, come segno di chissà quale “maturità”, di intimidazione, pressione o superiorità etica: “Se uno non pecca nel parlare, costui è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. La lingua: è un piccolo fuoco, può incendiare una grande foresta!” (Gc 3,5). Siamo esortati a “gettare via: ira, animosità, cattiveria, insulti e discorsi osceni, che escono dalla nostra bocca” (Col 3,8). Il comportamento del credente si basa sull’amore che edifica il prossimo: “Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un’opportuna edificazione, giovando a quelli che ascoltano” (Ef 4,29). Di più: “Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Ef 4,31-5,2).

Lettura esistenziale

gesu-300x169 Fu scritto, ma io vi dico... Ama“Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio” (Mt 5,20s). Gesù non annuncia una nuova morale più esigente e impegnativa. Queste, che sono tra le pagine più radicali del Vangelo, sono anche le più umane, perché qui ritroviamo la radice della vita buona. Il discorso della montagna vuole condurci alla radice, lungo una doppia direttrice: la linea del cuore e la linea della persona. Il grande principio di Gesù è il ritorno al cuore, che è il laboratorio dove si forma ciò che poi uscirà fuori e prenderà figura di parola, gesto, atto. È necessario guarire il cuore per guarire la vita. Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira, chiunque alimenta dentro di sé rabbie e rancori, è già omicida. Gesù risale alla radice prima, a ciò che genera la morte o la vita e che S. Giovanni esprimerà in un’affermazione colossale: «Chi non ama suo fratello è omicida» (1Gv 3,15). Cioè: chi non ama uccide. Non amare qualcuno è togliergli vita; non amare è un lento morire. La legge è sempre rivelazione dei comportamenti che fanno crescere l’uomo in umanità, o che ne diminuiscono l’umanità e la grandezza, che è come dire rivelazione di ciò che rende felice l’uomo. È un unico salto di qualità quello che Gesù propone, la svolta fondamentale: passare dalla legge alla persona, dall’esterno all’interno, dalla religione del fare a quella dell’essere. Il ritorno al cuore, là dove nascono i grandi «perché» delle azioni. Allora il Vangelo è facile, umanissimo, anche quando dice parole come queste, che danno le vertigini (Ermes Ronchi).