di FraPè – Il sole caldo di un mezzogiorno romano si scaglia contro le pietre secolari del Colosseo e ne riflette la bellezza, non solamente quella architettonica o storica, ma la bellezza della fede dei primi cristiani. La Via Crucis della testimonianza dei martiri, ma anche le vie crucis celebrate dai vari Papi che con la loro vita hanno saputo testimoniare cosa significa incarnare il Vangelo. Mentre mi avvicinavo verso questo grande monumento storico assorto nelle mie riflessioni disturbate dai raggi di un sole che si posava su di me, riscaldando il mio saio facendolo diventare veramente il panno della prova e della penitenza, noto un uomo su una carrozzina avviarsi verso una salita.
Avvicinandomi mi accorgo di un ragazzo dal volto scarno e il corpo esile, gambe minute come le braccia, da una mano pendeva un guinzaglio, all’estremità una simpaticissima cagnetta, e stava avventurandosi verso una salita abbastanza ripida. Mi avvicino ulteriormente e chiedo se vuole aiuto, mi risponde: “magari”. Mi presento e chiedo il nome, e con accento romanesco mi dice: “Me chiamo Mirko, lei è luna e Carrozzina, sono la mia famiglia”. Chiedo dove siono diretti, mi dice che stanno andando a pranzare e mi invita, ovviamente chiedo dove, risposta: “Vieni e vedi”. Inizio a sudare ancora di più e non solo per il caldo, ma anche per la risposta di Mirko. La stessa risposta che Gesù da ai discepoli di Giovanni il Battista: “Ed essi gli dissero: “Rabbì (che, interpretato, vuol dire: ‘Maestro’), dove abiti?”. 39 Egli rispose loro: “Venite e vedrete”. Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno”.
Arriviamo in una strada sopra il Colosseo che non mi era nuova, e chiedo se da quelle parti c’è una mensa della Caritas. Mirko mi dice di si e mi racconta che è da anni che va a mangiare ogni giorno in quella mensa.
Nei giorni precedenti avevo pensato di andare a trovare gli amici della Caritas che gestiscono una mensa vicino al Colosseo, ma preso da mille cose avevo abbandonato l’idea. Volevo andare a San Giovanni Latteranno per attraversare la Porta Santa e nello stesso tempo confessarmi, ma quel ragazzo mi stava scombinando i piani. Dentro di me mi chiedo se ara davvero Mirko che mi stava portando alla Mensa? Entro, e un povero mi guarda e mi fa: “ciao frate siciliano”, chiedo: “mi conosci?” “Si, sei venuto qua due anni fa”. Vero, ho fatto servizio in quella mensa intitolata a Giovanni Paolo II, nella settimana santa con gli Scout del Messina 13. Si ricordavano anche gli operatori e il responsabile che mi ha accolto fraternamente.
Nel frattempo Mirko aveva legato Luna in un luogo tranquillo perché i cani non sono ammessi all’interno della mensa e mi invita a magiare con lui. Facciamo la fila con il vassoio. Lui prende verza come contorno e un po’ di carne, io prendo un risotto alla verza e come secondo carne e verdura.
Ci sediamo, veniamo circondati da altre persone compreso una suorina. Mirko mi presente come suo amico ed accompagnatore destando la curiosità di tutti. Poi rimaniamo soli e inizia a raccontarmi la sua storia, l’incidente che lo ha costretto a stare seduto da due anni sulla sua ragazza (poi ho capito che la ragazza è Carrozzina), mi racconta dei suoi progetti, dei suoi desideri. Il pranzo è durato un bel po’. Prima di andare via, Mirko apre il portafogli e prende un adesivo di quelli che si attaccano al parabrezza della macchina, raffigurante Papa Francesco e con un italiano approssimativo scrive: “Al frate francescano l’amico migliore che ho incontrato in mezzo alla strada, i nostri destini si sono incontrati grazie a Dio l’unico al mondo. Mirko, luna e Carrozzina”. Guardandomi negli occhi, mi dona quell’adesivo e mi chiede di non scordarmi di lui. Credo che non servono altre parole… “Maestro dove abiti? Vieni e vedi”
A laude di Cristo e del Poverello Francesco!
