• 9 Febbraio 2026 4:01

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

«Questo tempo inedito ha reso precario il pane sulla mensa di tante famiglie. Si è fermato il lavoro, anche e soprattutto l’ingiusto lavoro nero, frutto di quella corruzione.
Un poeta siciliano del tempo, Mario Gori, usava l’immagine forte del “pane nero” per indicare la condizione dei vinti del sud e delle vittime di ogni ingiustizia sociale: “Io sono un ragazzo del sud, un siciliano di paese, uno dei tanti che ridono e piangono in questa mia terra malata d’amore e nostalgia. Sono il ragazzo della zolfara che mastica silenzio e pane nero, il carrettiere che canta la notte e pensa al tradimento, il pastore che insegue le nuvole e suona lo zufolo ai venti. Questo sono ed ho il cuore triste d’ognuno dentro il mio cuore”.
Le immagini del silenzio “masticato” e del pane nero rimandano alla lunga storia dei poveri, di Sicilia e del mondo intero.
Il pane nero di ogni povero fiorisce nel biancore del pane eucaristico, donato da Gesù a tutti gli uomini, poveri e ricchi, come pane della creazione e della redenzione.»
Questo è ciò che ben cinque anni fa il Vescovo di Trapani Mons. Pietro Maria Fragnelli diceva nella sua omelia il giorno della Solennità del Corpus Domini. Parole che risuonano attuali e che ci esortano a vivere nella quotidianità l’eucarestia per dare voce a chi non ha voce, a dissetare chi ha sete di giustizia.