«Io non è che mi devo sparare per tenere suo nipote, è già tanto che un ragazzino di niente ti guadagna 1.500 euro al mese… quindi a me no, non lo può dire, perché la scanno viva». Così Marcella Cannariato, imprenditrice palermitana e moglie di Tommaso Dragotto, presidente della compagnia di autonoleggio Sicily by Car, sfogava la sua rabbia parlando di Tommaso Paolucci, giovane nipote dell’assessore regionale al Turismo Elvira Amata pupilla della Meloni.
Uno scenario che, secondo la Procura di Palermo, rappresenterebbe un vero e proprio patto corruttivo. L’inchiesta, che ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, ipotizza un sistema in cui sarebbero coinvolte Cannariato e l’assessore di Fratelli d’Italia. Per i pm Andrea Fusco e Felice De Benedittis, Lady Dragotto avrebbe offerto alloggio e lavoro al diciottenne ma anche altre utilità personali ad Amata, come l’uso di un’auto e buoni benzina, in cambio di appoggi istituzionali e di contributi regionali.
Oltre alle utilità che avrebbe percepito dall’imprenditrice Marcella Cannariato, moglie del patron di Sicily by Car Tommaso Dragotto, l’assessore regionale al Turismo della Sicilia, Elvira Amata, avrebbe ottenuto la disponibilità di un’auto, a maggio 2024, per la sua campagna elettorale in vista delle Europee, con buoni benzina per 1.100 euro. E’ quanto emerge dalle informative del Nucleo di polizia economico-finanziaria sull’esponente di Fratelli d’Italia sotto inchiesta per corruzione, da parte della Procura di Palermo che ha già notificato l’avviso di conclusione indagini.
Anche il capo di gabinetto vicario dell’assessorato, Pippo Martino, dimessosi dall’incarico, avrebbe percepito 18 mila euro dai coniugi Dragotto, per presunte consulenze retribuite con fatture ritenute false dai finanzieri, per il periodo compreso tra l’11 aprile e il 6 settembre 2024. Le fatturazioni furono emesse da una ditta intestata alla figlia di Martino, che si sarebbe fatto pagare per sostenere le istanze dei Dragotto in assessorato.
“A fronte dello suddette utilità – scrivono gli investigatori nelle informative dirette ai pm Andrea Fusco e Felice De Benedittis – Amata e Giuseppe Martino hanno stabilmente asservito le rispettive funzioni pubbliche agli interessi personali dei coniugi Dragotto”. Con riferimento alla consapevolezza delle persone coinvolte, riguardo all’illiceità di quanto facevano, la Finanza cita un’intercettazione della Cannariato: “Io l’ho non ho mai detto che Tommasino lavora da me, perché sennò… zero tagliato, eh”.
Tommasino sarebbe Paolucci, 23 anni oggi, assunto giovanissimo per sei mesi, allo scopo di fare un favore alla Amata, in cambio dei finanziamenti con denaro pubblico. Ma non solo: “Succederà un casotto se viene fuori che do ospitalità gratuita proprio all’assessora… i giornalisti di questo, vanno a caccia”. E qui il riferimento delle parole della Cannariato è all’affitto, in parte regalato dall’imprenditrice alla Amata. L’assessore poi pagò ex post 2.500 euro per cinque mesi, da gennaio a maggio 2024, anche se – secondo il contratto registrato all’Agenzia delle Entrate – avrebbe dovuto pagarne 3.700, cioè 750 euro al mese.
E intanto Schifani, attraverso una nota diramata nel tardo pomeriggio di ieri, difende l’assessore. “Confermo piena fiducia nell’assessore Elvira Amata – ha dichiarato il presidente della Regione al termine dell’incontro con l’assessore al Turismo, svoltosi a Palazzo d’Orléans -. Sono convinto che ogni aspetto legato alla vicenda giudiziaria troverà chiarimento nelle sedi competenti e che l’assessore saprà dimostrare la correttezza del proprio operato”.
(dal Giornale di Sicilia e Palermo today)
