Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
San Benedetto da Norcia
Letture: Pr 2,1-9 Sal 33 Mt 19,27-29
Riflessione biblica
“Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19,27-29).
È la promessa di Gesù a quanti vogliono seguirlo e hanno posto Cristo al centro della loro vita. Per Cristo, Benedetto lasciò tutto e si recò in solitudine, luogo di comunione con Dio, riposo dell’anima che in Cristo vive le meraviglie del suo amore, rifugio dei cuori sapienti per ascoltare la voce dello Spirito e da lui essere condotti al possesso della vita eterna. Il suo programma di vita in Cristo si articolò su tre capisaldi spirituali: ascoltare e obbedire alla parola, nulla anteporre a Cristo, pregare e lavorare. Ascoltare e obbedire alla parola: “Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). Tutta la nostra vita deve essere guidata dalla Parola di Dio, ascoltata e soprattutto messa in pratica. Meglio ancora: essere in comunione con Gesù, Parola vivente di Dio, che “ci rende santi e immacolati al cospetto di Dio nell’amore” (Ef 1,4). Nulla anteporre a Cristo: Cristo è l’inizio del nostro credere, il centro del nostro vivere, la meta del nostro operare. Il lasciare tutto per Cristo richiede una convinzione profonda di fede, che ci fa desiderare una sola ricchezza: “Conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendoci conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,7-8.10-11). Pregare e lavorare: “Ascolta, figlio! Obbedienza senza mora (ritardo), prega e lavora” (S. Benedetto). È il binomio che deve regolare tutta la nostra esistenza: la preghiera è la nostra comunione con Dio nella forza dello Spirito; il lavoro il nostro operare in Gesù, con Gesù e per Gesù a gloria di Dio Padre (1Cor 10,31; Col 3,17).
Lettura esistenziale
“Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito” (Mt 19,27). La vicenda del giovane ricco e l’insegnamento sulle ricchezze (19,16-26) hanno suscitato qualche perplessità nel gruppo apostolico. Pietro sente il bisogno di rassicurare Gesù con una bella professione di fede. Nelle sue parole ci sono due verbi della fede, quelli che danno inizio al cammino: lasciare e seguire. Lasciare tutto per seguire Qualcuno. Gesù occupa il posto centrale, il desiderio di stare con Lui dona il coraggio di mettere tutto il resto in secondo piano. È bene però sottolineare che la sequela diventa un’ingenua e comoda illusione del cuore se non è preceduta e accompagnata dalla disponibilità a lasciare tutto quello che impedisce di accogliere Gesù come il Signore della vita. Il contesto immediato fa pensare ai beni materiali ma dobbiamo allargare l’orizzonte. Non basta abbandonare il male, occorre anche rinunciare a quello che ostacola l’esperienza della fede. Non è facile lasciare le cose a cui siamo legati se manca una motivazione convincente. La testimonianza di Pietro ricorda che l’unica ragione valida che dona il coraggio di operare un distacco radicale è il desiderio di vivere con il Signore Gesù: “Abbiamo seguito Te”. Tutti gli altri motivi non sono sufficienti, anzi possono essere ingannevoli. Chiediamo al Signore la grazia di avere un cuore povero e libero, contento di possedere Lui solo.
