Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura
Sabato della XIV settimana del Tempo Ordinario
Letture: Gen 49,29-33; 50,15-26 Sal 104 Mt 10,24-33
Riflessione biblica
“Un discepolo non è da più del maestro” (Mt 10,24-33).
È regola della vita spirituale: essere come Gesù, seguire Gesù, testimoniare Gesù. Il modello è unico, Gesù: “Corriamo dietro di lui con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Ebr 12,2). Essere come Gesù: portatori di bene, di pace, di verità, di amore fino a dare la vita: “Egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3,16). Il suo agire ci spinge all’imitazione: “Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato l’esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,13-15). Seguire Gesù: con coerenza, ricordandoci della parola di Gesù: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv 15,18-19). Con lui vinciamo la paura e affrontiamo le sofferenze della vita, non temiamo le persecuzioni e le calunnie. Anzi, avremo la certezza che nulla ci separerà da Cristo, nostro Signore: “Chi ci separerà dall’amore di Cri-sto? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati” (Rom 8,35-37). Testimoniare Gesù: con la stessa fermezza di Paolo: “Mi vanterò volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,9-10). Di più: “ci lasceremo crocifiggere con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” Gal 2,19-20).
Lettura esistenziale
“Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia” (Mt 10,29). Nessuno muore fuori dalle mani di Dio, senza che il Padre non sia coinvolto. Al punto che nel fratello crocifisso è Cristo a essere ancora inchiodato alla stessa croce. Al punto che lo Spirito, alito divino, intreccia il suo respiro con il nostro; e quando un uomo non può respirare perché un altro uomo gli preme il ginocchio sul collo, è lo Spirito, il respiro di Dio, che non può respirare. Dio non spezza ali, le guarisce, le rafforza, le allunga. E noi vorremmo non cadere mai. Ma ci soccorre una buona notizia, come un grido da rilanciare dai tetti: non abbiate paura, voi valete più di molti passeri, voi avete il nido nelle mani di Dio. Voi valete: che bello questo verbo! Per Dio, io valgo. Finita la paura di non contare, di dover sempre dimostrare qualcosa. Non temere, tu vali di più. E poi segue la tenerezza di immagini delicate come carezze, che raccontano l’impensato di Dio che fa per me ciò che nessuno ha mai fatto, ciò che nessuno farà mai: ti conta tutti i capelli in capo. Il niente dei capelli: qualcuno mi vuole bene frammento su frammento, fibra su fibra, cellula per cellula. Per chi ama niente dell’amato è insignificante, nessun dettaglio è senza emozione. Anche se la tua vita fosse leggera come quella di un passero, fragile come un capello, tu vali. Perché vivi, sorridi, ami, crei. Non perché produci o hai successo, ma perché esisti, amato nella gratuità come i passeri, amato nella fragilità come i capelli. Non abbiate paura. Dalle mani di Dio ogni giorno spicchiamo il volo, nelle sue mani il nostro volo terminerà ogni volta; perché niente accade fuori di Lui, perché là dove tu credevi di finire, proprio là inizia il Signore (Ermes Ronchi).
