• 9 Febbraio 2026 8:05

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedì della XV settimana del Tempo Ordinario

Letture: Es 1,8-14.22   Sal 123   Mt 10,34-11,1

Riflessione biblica

“Non crediate che sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada” (Mt 10,34-11,1). Gesu-300x167 Le orme di CristoProvo un certo sbandamento: Gesù, nostra pace, non porta la pace. È meglio rileggere bene il “discorso missionario”. Il discepolo di Gesù, che collaborava con lui per la diffusione del regno, di sicuro trovava difficoltà sia in famiglia che nell’ambiente socio-religioso del suo tempo. Bisognava decidersi: per Gesù o contro Gesù. Con le dovute differenze, ciò avviene anche oggi: chi si vuole impegnare alla diffusione del Vangelo trova critiche in famiglia e negli ambienti che frequenta; bisogna portare la croce con Gesù con una pazienza senza limite. Al di là di questa interpretazione storica, credo che Gesù, pur essendo la nostra pace, non ci lascia in pace per diversi motivi: esistenziali, personali e religiosi. Esistenziali: spesso siamo “cristiani rovi”, che “ascoltiamo la parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto” (Mt 13,22). “Non amate il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui” (1Gv 2,15) e neppure l’amore di Gesù. Personali: la sequela di Gesù avviene nell’amore; solo chi gli dà totalmente il cuore, lo accoglie; e chi si rinnova di giorno in giorno può essere illuminato dalla luce di grazia e avere pace. Religiosi: annunciare il Vangelo è una testimonianza di vita cristiana, che si attua nell’impegno di far crescere la comunità nell’amore fraterno, nell’aiuto generoso e delicato ai poveri e ai “bisognosi di un bicchiere di acqua fresca” che dia ristoro al corpo e alle loro anime. Abbiamo proprio di essere in comunione con Gesù per essere in pace anche con noi stessi.

Lettura esistenziale

gesu-300x169 Le orme di Cristo“Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me” (Mt 10,38). Prima di tutto non identifichiamo, non confondiamo croce con sofferenza. Gesù non vuole che passiamo la vita a soffrire, non desidera crocifissi al suo seguito: uomini, donne, bambini, anziani, tutti inchiodati alle proprie croci. Vuole che seguiamo le sue orme, andando come lui di casa in casa, di volto in volto, di accoglienza in accoglienza, toccando piaghe e spezzando pane. Gente che sappia voler bene, senza mezze misure, senza contare, fino in fondo. “Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,39). Gioco verbale tra perdere e trovare, un paradosso vitale che è per sei volte sulla bocca di Gesù. Capiamo: perdere non significa lasciarsi sfuggire la vita o smarrirsi, bensì dare via, attivamente. Come si fa con un dono, con un tesoro speso goccia a goccia. Alla fine, la nostra vita è ricca solo di ciò che abbiamo donato a qualcuno. Per quanto piccolo: chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca, non perderà la ricompensa. Quale? Dio non ricompensa con cose. Dio non può dare nulla di meno di se stesso. Ricompensa è Lui. Un bicchiere d’acqua, un niente che anche il più povero può offrire. Ma c’è un colpo d’ala, proprio di Gesù: acqua fresca deve essere, buona per la grande calura, l’acqua migliore che hai, quasi un’acqua affettuosa, con dentro l’eco del cuore. Dare la vita, dare un bicchiere d’acqua fresca, riassume la straordinaria pedagogia di Cristo. Il Vangelo è nella Croce, ma tutto il Vangelo è anche in un bicchiere d’acqua fresca. Con dentro il cuore (Ermes Ronchi).