Dieci misure cautelari nella notte per l’inchiesta sul traffico di rifiuti ferrosi che a fine giugno ha portato all’operazione Iron Travel col sequestro di quattro aziende e 49 indagati fra Messina e Catania e in parte nell’agrigentino dopo quanto scoperto dagli agenti della Polizia ferroviaria guidati dal dirigente Francesco Benedetto e dalla sezione la Sezione di Polizia giudiziaria guidata da Anna Maria italiano della Polizia di Stato presso la Procura di Messina.
L’indagine diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ha disarticolato un meccanismo o che vedeva coinvolte le aziende a mezzo di passaggi fittizi, prestanomi, documenti artefatti e trasporti simulati, con cui si riusciva a mascherare anche l’origine furtiva dei materiali metallici, con lo scopo evidentemente di reintrodurli anche nella filiera lecita. Si parla di oltre 68 tonnellate di rifiuti conferiti in un anno senza alcuna autorizzazione, alcuni di questi rifiuti venivano anche dalle aree sbaraccate di Messina.
I reati sarebbero stati commessi tra maggio e settembre del 2022 con episodi documentati anche nel 2023.
A capo dell’organizzazione ci sarebbero secondo gli inquirenti un messinese di 41 anni con la moglie e il suocero e otto catanesi, tutti o dipendenti o amministratori e rappresentanti legali delle aziende sequestrate (tre aziende di Catania, Ro.Fe.Me Srl, Trade Srl, E.L.S. Srl e la Eco Ris Srl di Canicattì in provincia di Agrigento). Indagati che sono già stati sentiti nella qualità di persone sottoposte ad indagine dalla giudice Claudia Misale.
Il Giudice delle Indagini Preliminari ha disposto due misure cautelari in carcere, sette misure cautelari degli arresti domiciliari e una misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale nel settore della gestione dei rifiuti. Nei confronti delle quattro aziende già sequestrate il Giudice ha disposto la prosecuzione dell’attività sotto il controllo di un commissario giudiziale per la durata di un anno.
