Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore
XVII domenica del Tempo Ordinario
Letture: Gen 18,20-32 Sal 137 Col 2,12-14 Lc 11,1-13
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre…”
I discepoli vedono pregare Gesù in un luogo solitario, così come di solito faceva anche di notte togliendo ore al sonno e si incuriosiscono. La preghiera per loro, così per noi è una recita di formule, per Gesù è relazione intima con il Dio che chiama “Aba” Padre. Gli apostoli vedono che il modo di pregare di Gesù è diverso: uno stile nuovo, diverso dalla preghiera collettiva, al tempio, in sinagoga. Una preghiera intima che gli apostoli intuiscono essere all’origine della serenità e della forza del Signore, del Maestro. Perciò gli chiedono Maestro, insegnaci a pregare. Non chiedono: insegnaci delle preghiere. Insegnaci a pregare, non per domandare cose, ma per essere trasformati. Insegnaci a sentirci figli, a chiamare papà Dio, insenaci a d essere fratelli, perché solo riconoscendo la paternità di Dio possiamo prendere consapevolezza di una fraternità universale per sentirci riconciliati, accolti, amati e costruire angoli di pace.
Papa Francesco nel maggio del 2019 disse: “Possiamo dire che la preghiera cristiana nasce dall’audacia di chiamare Dio con il nome di “Padre”. Questa è la radice della preghiera cristiana: dire “Padre” a Dio. Ma ci vuole coraggio! Non si tratta tanto di una formula, quanto di un’intimità filiale in cui siamo introdotti per grazia: Gesù è il rivelatore del Padre e ci dona la familiarità con Lui”. Nella relazione con il Padre lasciamo che in noi agisca lo Spirito Santo. La preghiera è sedersi ad ascoltare. Solita amente si ascolta chi si ama, chi si stima e si ammira, chi si vuole seguire nel cammino della vita. La Preghiera è dialogo dove puoi anche chiedere ciò che è conforme alla sua volontà, ma soprattutto è azione per cambiare atteggiamento di vita. La preghiera che Gesù ci insegna è rivoluzione di Amore.
Da duemila anni ripetiamo il Padre Nostro e il pane continua a mancare; eppure sulla terra c’è tanto pane che basterebbe per tutti; manca a molti a causa dell’avidità o della volontà di morte di pochi. E ci sono luoghi, Gaza e non solo, dove si muore uscendo a cercare il pane, l’esatto contrario della parabola. La Parola di oggi illumina il nostro agire. Il Padre nostro ci insegna a chiedere non per noi ma per gli altri. “Il Padre nostro non dice mai ‘io’ o ‘mio’, ma sempre ‘tu, tuo e nostro’. Come la parabola dell’amico che bussa di notte alla porta dell’amico, e chiede pane per un terzo amico che è giunto ed ha fame. Il pane per me è un fatto materiale, il pane per mio fratello è un fatto spirituale”. (Ronchi). Questa è l’esperienza che Abramo fa con Dio, chiede di salvare Sodoma e Gomorra. Se Dio troverà anche solo dieci giusti salverà l’intera città. La logica di Dio è la logica di un padre buono e misericordioso che ribalta la logica dell’uomo che condanna un popolo allo sterminio per la colpa di un terrorista. Invece Dio salva tutta l’umanità per il merito di un buono. Il Dio di Gesù non è un despota, non mette leggi che gravano sull’uomo, non mette dazi da pagare, ma ci esorta a vivere da figli.
Perché non imparare a pregare? La preghiera ha bisogno di un tempo: dove ci sei tu e Dio. La preghiera ha bisogno di un luogo solitario. La preghiera ha bisogno di una parola da ascoltare: il Vangelo del giorno, da leggere con calma gustare. La preghiera ha bisogno di una parola da dire a chi incontri lungo la giornata. Un grazie, o chiedere scusa. La preghiera ha bisogno di una parola da vivere, perché la preghiera ha bisogno di farsi carne.
Come dice Paolo Curtaz , nella preghiera scopriamo di essere amati e diventiamo capaci di amare.
Buona domenica!
