Commento di Suor Cristiana Scandura
Sant’Ignazio di Loyola
Letture: Es 40,16-21.34-38 Sal 83 Mt 13,47-53
“…e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti” (Mt 13,50). L’ultima parabola ci conduce sulla soglia del giudizio finale quando avverrà la separazione tra buoni e cattivi. L’insegnamento evangelico non si sofferma sulla sorte riservata ai giusti ma mette in luce solo quella riservata ai cattivi. Così leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica: “Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola inferno” (n. 1033). Alla luce della tradizione ecclesiale possiamo affermare che riceveranno la condanna eterna coloro che hanno rifiutato Dio, rimanendo ostinatamente chiusi alla grazia con piena avvertenza. Il giudizio appartiene a Dio solo e sarà certamente condito di misericordia. E tuttavia, questa drammatica conclusione si presenta come un severo ammonimento.
Questa pagina afferma in primo luogo che esiste il giudizio: “Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni” (13,49). Verrà un giorno in cui saremo chiamati a rendere conto a Dio e non solo alla nostra coscienza, come attesta san Paolo: “Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male” (2Cor 5,10). In secondo luogo annuncia che esiste l’inferno: “Li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti” (13,49). Esiste cioè la possibilità di essere eternamente separati dalla comunione con Dio. È questo il vero dolore.
Preghiamo perché nessun uomo sia per sempre escluso dalla contemplazione del volto di Dio.
