• 9 Febbraio 2026 10:15

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento di Suor Cristiana Scandura

Giovedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Letture: Nm 20,1-13   Sal 94   Mt 16,13-23

gesu-3-300x240 La croce di Cristo, la passione del nostro Dio“Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno” (Mt 16,21). Che cos’è la croce di Cristo se non il patire di un Dio appassionato, l’affermazione alta che Dio ama altri più della sua stessa vita, che ha tanto amato il mondo da dare suo figlio? La croce è il segnale massimo lanciato da Dio, il punto ultimo in cui tutto si incrocia: le vie del cielo, le vie del cuore, le vie della terra, dove tutto è scritto in lettere di sangue e d’amore, le uniche che non ingannano. E per noi, per i discepoli che cos’è la croce? Per capirlo basta sostituire una parola. Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda su di sé tutto l’amore di cui è capace e mi segua. La croce del discepolo non sono le fatiche, le malattie, il dolore quotidiano, cose inevitabili, ma solo da sopportare. La croce è da prendere, dice Gesù, è da scegliere, come riassunto di un destino e di un amore. E dice: ricordati che chi vive solo per sé muore; che il vero dramma dell’uomo non è perdere la vita, ma non avere nulla per cui valga la pena dare la vita; che non devi conformarti alla mentalità di questo mondo, ai suoi falsi valori, alle sue meschinità. Non c’è pace se ci conformiamo a questo mondo; non c’è pace se ci conformiamo alla paura di un amore serio. Non c’è pace se dimentico che ho un’anima e che l’anima in me è il respiro di Dio. Questo respiro vale più di tutto il mondo. Senza di esso sarei niente, guadagnerei il mondo, ma perderei me stesso (Ermes Ronchi).