Commento di Suor Cristiana Scandura
Sn Bernardo
Letture: Gdc 9,6-15 Sal 20 Mt 20,1-16
“Chiama i lavoratori e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi” (Mt 20,8).
Quando leggo o ascolto questo Vangelo penso: ma Dio, rappresentato in questa parabola dal padrone di casa che assolda lavoratori per la sua vigna, non poteva essere più diplomatico? Se proprio voleva dare agli ultimi operai la stessa paga dei primi che avevano lavorato di più, per evitare conflitti sarebbe bastato che prima avesse pagato gli operai che avevano lavorato per più tempo e poi, quando questi se ne fossero andati, togliendo la loro imbarazzante presenza, avrebbe pagato gli ultimi che avevano lavorato di meno. In questo modo si sarebbero evitati: invidie, mormorazioni e malumori. Semplice, no?
E invece sembra proprio che Dio non ci eviti quelle situazioni che fanno emergere che cosa abbiamo realmente nel cuore e non ci evita nemmeno i conflitti. Anche il conflitto può diventare un’occasione per crescere, quando lo facciamo sfociare nel dialogo, nel confronto sincero, nell’ascolto, nel rispetto del punto di vista altrui e infine nel perdono reciproco.
L’amicizia tra due persone si consolida anche attraverso la correzione fraterna. Ci sono due forme di correzione, entrambe importanti: la correzione attiva, quando correggiamo il nostro prossimo e la correzione passiva, quando ci lasciamo correggere. La correzione ci può venire da Dio, attraverso la voce della coscienza, la Parola, le prove, l’infermità, e ci può venire dal nostro prossimo, attraverso l’avvertimento o attraverso il buon esempio. La correzione è una delle sette opere di misericordia spirituale: ammonire i peccatori.
Ma per correggere l’altro, secondo Dio, si richiede l’umiltà, dobbiamo cioè riconoscere che tutti “manchiamo in molte cose” (Gc 3,2) e tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio.
La correzione va fatta per amore, per il bene altrui, senza giudizio e senza essere mossi da passioni disordinate quali l’ira o il turbamento. Va fatta con dolcezza, ma anche con fermezza, facendola precedere e accompagnare sempre dalla preghiera.
