Commento di Suor Cristiana Scandura
Beata Vergine Maria Addolorata
Letture: Eb 5,7-9 Sal 30 Gv 19,25-27
“Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!»” (Gv 19,26s).
Il vangelo ci raccoglie oggi attorno alla croce, dove Cristo Crocifisso, dimenticando se stesso si preoccupa di chi è lì con lui. “Donna, ecco tuo figlio!”. A Maria dice: la tua vocazione, essere madre, conta più del tuo dolore. Ecco qui un figlio, ritorna Madre, sii generosa d’amore, e sarà pasqua, passaggio da morte a vita. Se io non credo che l’amore è più forte dell’angoscia, che la libertà è più potente della costrizione, che la felicità è più umana del dolore perché mai varrebbe la pena vivere?
La seconda parola di Gesù è rivolta a Giovanni: “Ecco tua Madre!” La pronuncia adesso per me: Guarda, questa è tua Madre! Ed è come un comandamento dolce e forte. Volgi lo sguardo, fissa gli occhi, contempla questa donna, guardala come il figlio bambino guarda la madre, come un bimbo che impara la vita guardando come vive la madre. Da lei, dalle sue parole e dai suoi gesti impara la vita, impara il cristianesimo.
Quando Gesù parla a Maria e a Giovanni è a me che parla, quella è la prima cellula della Chiesa, in essa è già presente tutta la chiesa. Quando mi dice: “Ecco tuo figlio” mi indica chiunque mi cammina a fianco nell’esistenza; chiunque, lontano o vicino, domanda pane e giustizia e amore. Quando mi dice: “Ecco tua madre” indica a me chiunque un giorno mi abbia soccorso, mi abbia aiutato a vivere. Innumerevoli madri abbiamo avuto nell’esistenza, tanti samaritani buoni che ci hanno soccorso.
Il testamento di Gesù mi consegna una missione: essere Figlio e Madre verso ogni creatura. Avere generosità di madre, gratitudine di figlio verso ogni vita (Ermes Ronchi).
