• 9 Febbraio 2026 7:34

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Maggiore

XXVI domenica del Tempo Ordinario 

Letture: Am 6,1.4-7   Sal 145   1Tm 6,11-16   Lc 16,19-31

«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti

lazzaro-e-il-ricco-epulone-300x214 L'abisso dell'indifferenzaIl racconto di Lazzaro e del ricco epulone non è una storia di altri tempi o di un’altra cultura, è ciò che ogni giorno accade in ogni angolo della terra. In ogni luogo c’è chi vive come se fosse Natale o Pasqua ogni giorno e chi sta alla porta a guardare. C’è chi pensa e dice di essere qualcuno solo perché possiede tutto ciò che vuole, e chi crede di essere nessuno vivendo la fatica di guadagnarsi un pezzo di pane. Uno è sul tetto del mondo, l’altro è sul ciglio della strada. La logica di Dio è diversa: il ricco non ha un nome, mentre l’altro si chiama Lazaro, che significa Dio aiuta. È l’unico personaggio in tutte le parabole, di tutte, che ha un nome.

Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco

Cosa fa di male il ricco epulone, in fondo si sta godendo i bei vestiti, la buona tavola i suoi beni, che magari ha guadagnato onestamente. Forse Lazzaro è in strada perché non ha saputo gestire la sua vita, ha perso tutto giocando di azzardo, o forse si fa di crack, o è un alcolista, uno insomma che ha scelto di stare in strada. Ma allora perché il ricco è condannato? Partiamo dal fatto che Dio non è moralista e ne bigottone; a Dio stanno a cuore i suoi figli, tutti. Il peccato del ricco è l’indifferenza che quotidianamente crea un abisso nei confronti dell’altro: neppure un gesto, una briciola, una parola. Tre verbi sono assenti nella storia del ricco: vedere, fermarsi, toccare. Quando manca la condivisione e la solidarietà, tra le persone si scavano abissi, si innalzano muri.

Questo è il comportamento che san Giovanni chiama, senza giri di parole, omicidio: chi non ama è omicida (1 Gv 3,15).

gaza1-300x225 L'abisso dell'indifferenza“Il ricco non ha fatto del male al povero, non lo ha aggredito o scacciato. Fa qualcosa di peggio: non lo fa esistere, lo riduce a un rifiuto, uno scarto, un nulla. Semplicemente Lazzaro non c’era, invisibile ai suoi pensieri. E lo uccideva ogni volta che lo scavalcava. Nessuno ha il diritto di ridurre a nulla l’altro”.(Curtaz) Mi sembra di vedere le tavole imbandite dei potenti della terra da un lato e i bambini di Gaza e la gente che vive la guerra o la violenza dall’altro.

“La cultura del benessere… ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza” (Papa Francesco 8/7/13).

“Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso” .

Il vero abisso lo crea l’uomo, lo creiamo noi. Un abisso incolmabile che si stabilizza nel nostro cuore quando, come il ricco epulone o come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano scavalcano l’uomo per passare oltre. Questo succede anche oggi dove l’abisso è rappresentato dalla chiusura dei porti, da un muro o dal filo spinato. Creiamo abissi quando facciamo discorsi sulla razza, religione, diversità di lingua, diversità di pensiero e di sesso… creiamo abissi quando ci ostiniamo a non vedere ciò che succede sotto il gradino di casa nostra, quando non conosciamo il territorio dove abitiamo, o l’inquilino del nostro pianerottolo.gaza-300x169 L'abisso dell'indifferenza

Creiamo abissi quando ci ostiniamo a non vedere ciò che sta succedendo a Gaza e il genocidio in corso.

È l’indifferenza il male che crea l’abisso. A più riprese, in occasioni diverse Papa Francesco ha denunciato tutto questo parlando della “cultura dello scarto” quasi come una identificazione del nostro mondo che crea abissi incolmabili. La tipicità della nostra cultura postmoderna è avere un cuore che pensa solo a se stesso e ai propri comodi.

L’abisso creato dall’indifferenza, porta il ricco senza nome dopo la morte in un luogo di sofferenza che per gli ebrei è lo Sheol e da li vede Lazzaro abbracciato teneramente da Abramo che gli riserva tutte le attenzioni che in vita non ha avuto. Nessuno lo aveva abbracciato, in vita. Ora Abramo se lo tiene vicino.

Sembra sentire Gesù che in un altro passo dice “ Beati voi Poveri. Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete”.

“Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”

migrazione-1-300x169 L'abisso dell'indifferenzaCome fare per evitare gli abissi? Basta capire che non sei tu il centro del mondo e che attorno ci stanno dei fratelli di cui tu sei custode. Abbiamo una responsabilità su essere umano, su tutti gli esseri umani. Non essere egocentrato, sposta lo sguardo, alzalo verso Cristo Povero e Crocifisso e poi o abbassalo per riconoscerlo in chi sta ai margini della società.

Tutti abbiamo dei “Lazzaro” che ci chiedono attenzioni, che vorrebbero semplicemente il pane della relazione, un sorriso, una pacca sulla spalla. L’arma vincente è la condivisione e la solidarietà, pur a costo della propria vita.

Chiediti chi sono i tuoi Lazzaro a cui devi volgere lo sguardo: i tuoi figli, tuo marito, tua moglie, il tuo collega, il tuo confratello… Quanti “Lazzaro”!

Il ricco poi chiede ad Abramo di mandare qualcuno dai suoi fratelli affinché non facciano gli stessi errori che ha fatto lui, e invece no, perché non è la morte che converte, ma la vita. Siamo noi che con l’ascolto della Parola per poi incarnarla nella realtà evitiamo di scavare abissi tra noi ed ogni umana creatura praticando la vera carità: donando noi stessi.

Buona domenica!