• 9 Febbraio 2026 9:41

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento a cura di Suor Cristiana Scandura

Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele 

Letture: Dn 7,9-10.13-14   Sal 137   Gv 1,47-51

“Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità»” (Gv 1,47).

Sentirsi riconosciuti e amati per ciò che si è: è questa l’aspirazione più profonda di ogni essere umano, che fin dalla culla cerca una mano salda in grado di accompagnarlo nel difficile cammino dell’esistenza. Si sentì così san Bartolomeo davanti allo sguardo profondo e accogliente di Gesù: quell’incontro cambiò la vita del futuro apostolo, che nel Vangelo di Giovanni è chiamato Natanaele. Il racconto evangelico è il ritratto di un percorso di conversione, che parte dall’iniziale diffidenza nei confronti di Gesù: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46), per arrivare a una totale offerta di sé.

Bastarono poche parole di Gesù, al quale era stato portato da Filippo, per conquistare Bartolomeo e trasformarlo in un discepolo pronto al martirio: Gesù lo descrisse come «un israelita in cui non c’è falsità». Bartolomeo quasi non credeva alle proprie orecchie, ma dopo il breve dialogo con Gesù, sentendosi conosciuto intimamente da Lui, dichiarò senza indugio: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!» (Gv 1,49) e prese a seguirlo.

L’esempio di questo apostolo sia per noi uno stimolo a sentirci conosciuti e amati per quello che siamo.