• 9 Febbraio 2026 9:56

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San Bruno e il suo legame con la Calabria

Oggi è San Bruno, l’eremita che amò la Calabria. Teologo e docente di Filosofia, il nobile tedesco Bruno poteva diventare vescovo ma scelse ben presto la vita eremitica e con sei compagni fondò nella deserta valle di Chartroux un Ordine la cui vita era scandita da solitudine con momenti comunitari.

Chiamato a Roma da papa Urbano II, perché lo aiutasse nelle necessità della Chiesa, riuscì a trascorrere gli ultimi anni della sua vita in un eremo in Calabria dove ora sorge la Certosa di Serra San Bruno.

serra-san-bruno-1-212x300 San Bruno e il suo legame con la CalabriaProfessore di teologia e filosofia, sceglie ben presto la strada della vita eremitica. Trova così sei compagni che la pensano come lui e il vescovo Ugo di Grenoble li aiuta a stabilirsi in una località selvaggia detta «chartusia» (chartreuse in francese).

Lì si costruiscono un ambiente per la preghiera comune, e sette baracche dove ciascuno vive pregando e lavorando: una vita da eremiti, con momenti comunitari. Quando Bruno insegnava a Reims, uno dei suoi allievi era il benedettino Oddone di Châtillon. Nel 1090 se lo ritrova papa col nome di Urbano II, che lo sceglie come consigliere.

Ottiene da lui riconoscimento e autonomia per il monastero fondato presso Grenoble, poi noto come Grande Chartreuse. In Calabria nella Foresta della Torre (ora in provincia di Vibo Valentia) fonda una nuova comunità. Più tardi, a poca distanza, costruirà un altro monastero per la vita comunitaria. È il luogo accanto al quale sorgeranno poi le prime case dell’attuale Certosa di Serra San Bruno.

I suoi pochi confratelli devono essere pronti alla durezza di una vita che egli insegna col consiglio e con istruzioni scritte, che dopo la sua morte troveranno codificazione nella Regola, approvata nel 1176 dalla Santa Sede. Quella dei Certosini è una comunità “mai riformata, perché mai deformata”. Come la voleva Bruno