Commento a cura di Suor Cristiana Scandura
Lunedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario
Letture: Rm 1,1-7 Sal 97 Lc 11,29-32
“Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona” (Lc 11,29). La richiesta di “segni” che leggiamo nel brano evangelico odierno, non è qualcosa di nuovo nella Bibbia. Grandi personaggi del passato avevano chiesto a Dio che convalidasse con un segno quanto percepivano essere volontà di Dio, nel timore di sbagliarsi. Tuttavia non ha senso chiedere ancora segni a Dio quando davanti agli occhi si ha il segno più grande e definitivo che Egli abbia mai potuto darci: il Suo Figlio.
“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Credere è accogliere “il segno” che Dio Padre ci ha dato nella persona del Suo Figlio Gesù. Di fronte all’inabissarsi di Gesù nella morte perché io risorgessi con Lui a vita nuova, come dubitare ancora di un amore che ci precede e ci accompagna, anche nei momenti difficili? Come non affidarsi a Dio Padre, sia pure nel buio di situazioni che al momento sembrano irrisolvibili?
Il segno più grande il Signore lo ha manifestato morendo sulla croce per tutti. È il segno sublime del suo amore per noi.
