• 9 Febbraio 2026 15:55

ilSycomoro

Quotidiano di ispirazione cristiana e francescana

Commento a cura di Suor Cristiana Scandura

San Martino de Tours

Letture:  Sap 2,23-3,9   Sal 33   Lc 17,7-10

“Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»” (Lc 17,10). Nel Vangelo odierno Gesù racconta una scena tra padrone e servi, chiusa da tre parole spiazzanti: “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili». Inutili, nella nostra lingua, significa che non servono, incapaci, improduttivi. Ma non così nella lingua di Gesù: non sono né incapaci né inutili quei servi che arano, pascolano, preparano da mangiare.

E mai è dichiarato improduttivo il servizio. “Servi inutili” significa: servi che non cercano il proprio utile, senza pretese, senza rivendicazioni, che di nulla hanno bisogno se non di essere se stessi. Non cerco il mio interesse, non la ricompensa per il servizio reso. Il servizio è più importante del suo riconoscimento. Essere servi inutili significa servire gratuitamente senza pretendere nulla in cambio, come fa una madre, come fa Dio.

Gesù ci chiama ad osare la vita, a scegliere, in un mondo che parla il linguaggio del profitto, di parlare la lingua del dono; in un mondo che percorre la strada della guerra, di prendere la via della pace. Io servo perché anche Dio è il servitore della vita. E servire mi fa sua immagine e somiglianza. Io servo perché Gesù è il Servo sofferente. E ha scelto la sofferenza, il mezzo più scandalosamente inutile, per guarire le nostre piaghe. Io servo perché questo è il solo modo per creare una storia che umanizza, che libera, che pianta alberi di vita nel deserto e nel mare (Ermes Ronchi).